Partendo dai recenti fatti di Genova, l’articolo, rifacendosi ad esperienze narrate da protagonisti di altre catastrofi naturali, cerca di mettere in evidenza quale sia la gravità di quelle situazioni di vita nelle quali il/i sopravvissuto/i si trovano a dover riandare continuamente con la mente ad istanti anche infinitesimali divenuti il simbolo vivente ed indelebile di una sospensione, di una interruzione di vita difficile da modificare, da elaborare. Nei casi peggiori si arriva infatti al cosiddetto PTSD (Post Traumatic Stress Disorder), una condizione in cui gli eventi vissuti intrudono e condizionano pesantemente la vita, rendendola, spesso, un inferno sulla terra. Vengono infine elencati alcuni dei principali campanelli d’allarme di questa situazione e le cose che, immediatamente, sarebbe bene fare. Viene anche inserito un appello affinché un recente Ordine del Giorno della Camera dei Deputati contenente l’impegno ad istituire la figura dello Psicologo di Base, non cada ancora una volta nel vuoto come in altre Legislature. L’appello non è strumentale poiché è proprio per queste situazioni che, passata l’emergenza, una figura del genere si rivelerebbe di massima efficacia in aggiunta alle risorse personali cui ciascun soggetto coinvolto dovrebbe potersi riferire.
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