RASSEGNA STAMPA 20 GENNAIO 2012

Naufragio Costa Concordia: Schettino è un caso clinico. Scuola: un anno in meno di studi e obbligo a 17 anni. Anziani: benefici cognitivi da videogiochi interattivi. Violenza contro le donne: esperta Onu in missione in Italia. Arci, la scomparsa dei volontari per il servizio civile. I migranti pagano al fisco 6 miliardi l’anno. 2011: i fatti da salvare. Genitori vittime dei figli: un fenomeno in crescita.

 

 

COSTA CONCORDIA. GLI PSICHIATRI: SCHETTINO È UN CASO CLINICO

(Il quotidiano.it) Un caso di regressione infantile, una persona che ha perso completamente il senso della realtà. Così gli psichiatri giudicano l’atteggiamento dell’ex comandante della Costa Concordia, Francesco Schettino, nelle telefonate registrate durante le fasi del naufragio all’isola del Giglio, incalzato dagli ordini secchi e perentori di Gregorio De Falco della Capitaneria di Porto di Livorno. La psicologa Donatella Galliani ritiene che nelle parole di Schettino si possono scorgere le difese tipiche di chi ha disturbi di personalità, come la dissociazione, e si mostra incapace di riconoscere i propri errori. Perplesso è anche Alberto Siracusano, direttore del dipartimento di Neuroscienze di Tor Vergata: Schettino non sembra spaventato, ma inadeguato al suo ruolo. Pronuncia mezze bugie, inserisce commenti infantili, come quando dice che è buio. In genere questo succede nelle personalità molto rigide.
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 UN ANNO IN MENO DI STUDI E OBBLIGO A 17 ANNI, IL SOGNO DI PROFUMO.

(Dire – Notiziario Minori) Ridurre di un anno il percorso scolastico e innalzare l’obbligo di istruzione al diciassettesimo anno di eta’. Sarebbero questi i progetti per il futuro prossimo del ministro Francesco Profumo, che punta ad allineare l’Italia ai sistemi europei. L’idea e’ accorciare di un anno il percorso di istruzione (non si sa ancora se tagliando un anno di superiori o magari intervenendo sulle medie) per far si’ che i nostri giovani possano accedere prima, come molti loro coetanei europei, all’universita’ per uscirne poi piu’ giovani e risultare competitivi quanto i loro ‘rivali’. L’obbligo dovrebbe poi essere innalzato di un anno, da 16 a 17. Anche qui per provare ad avvicinarci agli standard Ue sul numero di diplomati. Per attuare modifiche di questo tipo ci vuole una legge. Sull’innalzamento dell’obbligo il ministro si e’ gia’ sbilanciato parlando del Mezzogiorno dove vorrebbe sperimentare la permanenza a scuola fra i banchi per “evitare- ha detto nelle scorse settimane a ‘Il Mattino’- che i ragazzi lascino la scuola in eta’ precoce. Un traguardo che si puo’ raggiungere prolungando il percorso dell’obbligo scolastico con le qualifiche professionali”.

 

ANZIANI: BENEFICI COGNITIVI DA VIDEOGIOCHI INTERATTIVI

(Agi) Gli ‘exergames’, i videogiochi interattivi che uniscono la dimensione ludica all’attivita’ fisica, producono un maggiore beneficio cognitivo per gli anziani rispetto agli esercizi tradizionali, secondo un nuovo studio pubblicato dall’American Journal of Preventive Medicine. “Abbiamo scoperto che per gli anziani la realta’ virtuale e l’esercizio interattivo potenziato, come il ‘cybercycling’ proposto due o tre volte alla settimana per 3 mesi, hanno dato maggiori benefici cognitivi e una maggiore protezione contro il decadimento cognitivo lieve (MCI), rispetto ai programmi analoghi di esercizio tradizionale”, ha spiegato Cay Anderson-Hanley, del dipartimento di Psicologia della Union College di Schenectady, negli States. La ricerca dimostra che l’esercizio fisico puo’ prevenire o ritardare la demenza e migliorare le funzioni cognitive durante l’invecchiamento normale. Tuttavia, solo il 14 per cento degli adulti di eta’ compresa tra 65-74 anni, e solo il 7 per cento di quelli oltre i 75, eseguono periodicamente esercizi tradizionali. Gli Exergames, invece, sono risultati piu’ accattivanti perche’, mantengono il potenziale benefico del fitness, spostando pero’ l’attenzione sul gioco e gli scenari tridimensionali, spingendo gli anziani a una maggiore frequenza e intensita’ delle attivita’ fisiche con risultati migliori per la salute. Lo studio promosso ha coinvolto 101 volontari di eta’ compresa tra i 58 e i 99 anni, spinti a esercitarsi sulle cyclette. Alla cyclette tradizionale, 79 partecipanti hanno completato la formazione. Alla Cybercyclette che prevedeva tour 3D e le battaglie contro un ‘Ghost Rider’, 63 adulti hanno completato lo studio, in media di tre corse a settimana. I cybercyclist inoltre avevano sperimentato una riduzione del 23 per cento in progressione della demenza senile.
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 VIOLENZA CONTRO LE DONNE: UN’ESPERTA ONU IN MISSIONE IN ITALIA

(Superando.it) La giurista sudafricana Rashida Manjoo, docente di Diritto Pubblico all’Università di Città del Capo, è in missione in questi giorni nel nostro Paese, come Special Rapporteur (“Relatore Speciale”) delle Nazioni Unite, per raccogliere informazioni e documentazione sulla situazione in Italia della violenza nei confronti delle donne. Si tratta della prima visita di questo genere da parte dell’esperto indipendente scelto nel 2009 dal Consiglio dei Diritti Umani dell’ONU, per monitorare la violenza nei confronti delle donne, le cause e le conseguenze di essa. «La violenza nei confronti delle donne – ha dichiarato Manjoo – rimane oggi un problema grave e persistente nel mondo. Questa mia missione costituisce un’opportunità unica per discutere e riferire sull’impatto delle politiche e dei programmi adottati in Italia per combattere tale piaga». Il mandato conferito allo Special Rapporteur concerne la violenza in famiglia, quella all’interno della comunità, quella perpetrata da parte dello Stato e anche quella di tipo “transnazionale”, inclusa la violenza nei confronti delle donne migranti, di quelle che chiedono asilo politico e delle donne di etnia rom e sinti. Rashida Manjoo sta dunque viaggiando in questi giorni tra Roma, Milano, Bologna e Napoli, impegnata in vari incontri con autorità istituzionali e rappresentanti della società civile, ma visiterà anche centri di detenzione e incontrerà alcune vittime di violenza dovuta a questioni di genere. Una conferenza stampa per “tirare le fila” della missione è prevista per giovedì 26 gennaio a Roma (ore 13), presso la sede della SIOI (Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale), mentre successivamente Manjoo presenterà un rapporto conclusivo, contenente anche una serie di raccomandazioni, che verrà discusso durante la ventesima sessione del Consiglio ONU dei Diritti Umani, nel mese di giugno prossimo.
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ARCI, LA SCOMPARSA DEI VOLONTARI PER IL SERVIZIO CIVILE

(Rassegna.it)  L’allarme: a Gennaio 2012 non ci sono più volontari, non accadeva da 30 anni. Tutte le attività a sfondo sociale sono a rischio. “I tagli di Berlusconi ci hanno affossato, è stato interrotto il ponte tra giovani e società”. La cura del territorio e dell’ambiente. Il rapporto con i migranti e la loro integrazione con i cittadini italiani. La lotta contro la mafia e l’educazione alla legalità. Il no alla guerra e l’impegno in tutte le aree del mondo in cui scoppiano conflitti. E ancora l’organizzazione di attività culturali, come cinema, musica e teatro, sempre a sfondo sociale e formativo. Tutte queste attività sono a rischio: l’Arci non ha più volontari che svolgono il servizio civile. Non accadeva dal 1981. L’Arci, la maggiore associazione di promozione sociale italiana, lancia l’allarme: a gennaio 2012 nessun giovane sta svolgendo servizio civile presso le sedi dell’organizzazione, oltre mille in tutta la penisola. La situazione è stata spiegata in una nota dal presidente dell’Arci servizio civile, Licio Palazzini. “Questa – ha detto – è la conseguenza dei tagli dell’ultima manovra del governo Berlusconi, che riducendo a soli 68 milioni il fondo nazionale nel 2012 e a poco più di 70 per il 2013 e il 2014 ha di fatto affossato il servizio civile”. Negli ultimi trent’anni è la prima volta “che nessun giovane del servizio civile vive presso le nostre organizzazioni questa opportunità formativa”.
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GENITORI VITTIME DEI FIGLI: UN FENOMENO IN CRESCITA. I DATI EMERSI DA CONVEGNO INTERNAZIONALE A MADRID SU CONFLITTO.

(Dire – Notiziario Minori) In Spagna nel 2009 sono stati avviati circa tremila procedimenti penali per violenze commesse da figli minori contro i genitori. È questo il dato che lascia senza parole emerso nel corso del convegno internazionale ‘Padres e hijos en conflito’, da poco concluso a Madrid. Il tema e’ quello del conflitto tra genitori e figli dal punto di vista della vittima. In questo caso, pero’, la vittima, anzi le vittime, sono i genitori. Gli esperti che si sono confrontati sull’inquietante fenomeno sono giunti ad alcune conclusioni su cui varrebbe la pena soffermarsi per lavorare sia sulla prevenzione che sul trattamento dei casi. Non c’e’ dubbio, infatti, che una delle cause del fenomeno sia la perdita di autorevolezza del proprio ruolo da parte dei genitori, che in molto casi delegano a estranei il compito educativo. Spesso, secondo gli esperti, si tratta di genitori molto permissivi e troppo protettivi, che vivono il proprio ruolo con molte frustrazioni. Dall’altra parte, i figli avvertono i comportamenti dei genitori come invasivi, a volte ingiusti.Sociologi, psicologi, assistenti sociali spagnoli ed esperti provenienti dal Portogallo, dal Canada, dall’Australia si sono confrontati e sono d’accordo nel ritenere che e’ l’assenza e/o la debolezza del senso di responsabilita’ da parte dell’adulto a generare un’altra assenza: un modello positivo che i figli possano interiorizzare. La rabbia e l’aggressivita’ sono rivolte in molti casi verso l’adulto che delude l’aspettativa del bambino e nega il soddisfacimento del bisogno di essere amati e protetti, e al tempo stesso di ricevere la giusta dose di fiducia necessaria per crescere.

 

 2011: I FATTI DA SALVARE

(Ilfattoquotidiano.it) La Befana si è portata via tutte le feste e il 2011, spazzando così fatti, eventi, notizie che non vedranno mai il giorno e scompariranno nell’ oblio collettivo. Senza nessun intento nostalgico, anzi, come augurio di Buon Anno, vorrei comunque rendere un ultimo omaggio a una selezione di fatti dell’anno scorso, ormai vecchi, prima della loro definitiva sepoltura.
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I MIGRANTI PAGANO AL FISCO 6 MILIARDI L’ANNO

(Rassegna.it) Una ricerca della fondazione Leone Moressa. I lavoratori stranieri rappresentano il 6,8% dei contribuenti, dalle loro tasche il 4,1% del gettito complessivo per lo Stato. Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia le zone dove l’Irpef pesa di più. Quasi 6 miliardi di euro: a tanto ammontano le entrate per il fisco italiano dall’Irpef dei lavoratori stranieri, oltre 2 milioni di persone che contributo al gettito complessivo nazionale per il 4,1%. Ma tra tutti quelli che presentano la dichiarazione dei redditi, quelli che poi in realtà pagano l’Irpef sono il 64,9%. Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia le aree in cui è maggiore il peso della contribuzione straniera sul totale dell’Irpef. È quanto emerge da una ricerca realizzata dalla fondazione Leone Moressa sui dati del ministero delle Finanze sulle dichiarazioni dei redditi presentate nel 2010.
I contribuenti. In Italia i contribuenti nati all’estero che nel 2010 hanno pagato l’Irpef (ossia hanno avuto un imposta netta positiva) sono stati oltre 2,1 milioni. La maggior parte è concentrata in Lombardia (20,9%), in Veneto (12%) e in Emilia Romagna (11,2%). Se si analizza il peso degli stranieri che hanno pagato l’imposta netta rispetto al totale dei contribuenti che hanno pagato l’Irpef, si nota come Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia siano le due regioni che mostrano la maggiore incidenza: in entrambe le aree, su dieci soggetti che pagano le imposte sui redditi, uno è straniero. Subito dopo il Veneto (9%), l’Emilia Romagna (8,7%) e la Liguria (8,2%). Più si scende verso Sud, minore è l’incidenza dei contribuenti stranieri.
Irpef pagata. Complessivamente i contribuenti nati all’estero pagano come imposta netta un ammontare pari a quasi 6 miliardi di euro e contribuiscono al gettito Irpef complessivo per il 4,1%. La Lombardia è la regione che concentra il maggior valore assoluto di imposte pagate dagli stranieri: oltre 1,5 miliardi di euro, seguita dal Lazio (712 milioni) e dal Veneto (624 milioni). Se a livello nazionale gli stranieri contribuiscono per il 4,1% del gettito complessivo Irpef, in Friuli Venezia Giulia e in Trentino Alto Adige la percentuale arriva, rispettivamente, al 7,1% e al 6,3%. Anche in questo caso nelle aree meridionali tale peso diminuisce.
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