105 GIORNALISTI IN ARRESTO IN TURCHIA

Nella cosiddetta “democrazia islamica” sono arrivati a 105 i giornalisti rinchiusi in carcere. Un numero pazzesco che è andato crescendo  in maniera esponenziale da due anni a questa parte. L’ultimo a finire in galera  il 28 gennaio scorso è stato Aziz Tekin, un giornalista curdo che collaborava per il quotidiano Azadiya Welat, che aveva avuto a sua volta problemi con la giustizia della Mezzaluna.

Il giornalista è stato arrestato con l’accusa di associazione a organizzazione terroristica, in particolare al Kck, l’Unione delle comunità curde, considerata associazione terroristica e che al suo interno comprenderebbe anche il Pkk, il Partito dei lavoratori del Kurdistan, che da anni lotta per la creazione di uno stato indipendente.

Secondo l’ organizzazione non governativa Tgd,  “La Turchia è fra i paesi con il più alto numero di giornalisti arrestati al mondo . Con l’ultimo arresto il paese rafforza la sua posizione ai vertici della classifica. Il partito per la Giustizia e lo Sviluppo Akp  guidato dal premier Recep Tayyip Erdogan sta abusando della legge anti terrorismo”.

Secondo Asli Kayabal, giornalista turco corrispondente in Italia per Cumhuriyet “La Turchia sembra immersa in un colpo di stato civile”. Tra gli arrestati lo scorso anno tre giornalisti del portale d’informazione Odatv (www.odatv.com), un quotidiano online specializzato in inchieste investigative sempre molto ben documentate. Soner Yalcin, giornalista di Hurriyet, nonché proprietario ed editore responsabile di Odatv è stato arrestato assieme a Baris Pehlivan e a Baris Terkoglu, entrambi giornalisti dellaredazione di Odatv con l’accusa  di far parte  dell’associazione terroristica Ergenekon (è il nome  dato a una presunta organizzazione clandestina turca kemalista e ultranazionalista, con legami con i membri delle forze militari e di sicurezza del paese) e di pubblicare documenti segreti importanti per la sicurezza dello Stato.

“La vicenda – dice Kayabal –  è così riassumibile: il 14 febbraio Odatv aveva pubblicato  una notizia dal titolo Ecco il documento del corso tenuto dagli americani ai poliziotti del nucleo speciale di Ergenekon, documentandola con tre video. Nella stessa giornata la polizia  ha organizzato un’operazione alla sede di Odatv a Istanbul e alle case dei tre giornalisti. Il 15 febbraio Francis Ricciardone, ambasciatore degli  Stati Uniti ad Ankara  ha rilasciato una dichiarazione in qualche modo  sorprendente, sostenendo di  non riuscire a capire come sia possibile difendere la libertà di stampa mentre si arrestano i giornalisti. Il vice del premier Erdogan ha risposto per le rime dicendo che “L’ambasciata USA non deve intervenire sugli affari interni della Turchia”. Nei  commenti della stampa si è sottolineato come  la dichiarazione  dell’ambasciata americana  ha fatto passare in secondo piano la vera notizia che è quella relativa ai corsi di strategia tenuti dagli americani alla polizia turca impegnata sul caso Ergenekon.   “In Turchia  – prosegue il giornalista – domina oramai un clima di paura e di tensione. La pressione politica contro i giornalisti non conosce limiti. Normalmente le operazioni di polizia avvengono in piena notte o all’alba. I giornalisti vengono portati in questura e le loro case perquisite alla ricerca di documenti, libri, materiale digitale.” Secondo alcuni intellettuali e artisti Turchi, nel paese si vive ormai una forma di “fascismo pesante”.  Un “tunnel oscuro” cui la maggior parte dei media occidentali calano un velo di silenzio.

Dal canto suo il  premier turco Recep Tayyip Erdogan ha difeso la legittimità degli arresti di giornalisti attualmente in custodia cautelare in Turchia sostenendo che le operazioni di polizia,  ampiamente contestate da più parti, sono dovute ad accuse per crimini comuni e non a reati d’opinione. Erdogan si è pronunciato in questi termini il 25 gennaio scorso, alla vigilia dell’ultimo arresto,  in occasione del 25/o anniversario del quotidiano Zaman,  precisando che i giornalisti sono in carcere con l’accusa di possesso di armi o esplosivo, falsificazione di documenti, molestie sessuali, terrorismo o tentativo di colpo di Stato: ”Una campagna contro la Turchia viene condotta da assassini di poliziotti, molestatori sessuali e sostenitori di un golpe chiamandoli giornalisti-  ha detto il premier turco secondo quanto riferito il sito Bianet – l’Occidente non ci capisce  perché non ha a che fare con giornalisti che incitano al colpo di Stato”.

Nel frattempo la Turchia sta velocemente scivolando in fondo alla classifica sulla libertà di stampa, stilata da Reporter senza frontiere,  finendo al 148° posto, mentre l’Osce, l’organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa ha chiesto ad Ankara spiegazioni sull’ondata di arresti di giornalisti che sembra interminabile.  Critiche e preoccupazioni per la libertà di stampa in Turchia vengono anche  da Commissione e Parlamento Ue, Consiglio d’Europa, Usa, associazioni internazionali di giornalisti, Ong in difesa dei diritti umani e opposizione turca.

Anche il New York Times ha denunciato la situazione turca :  “Il governo del premier Recep Tayyip Erdogan – scrive il quotidiano newyorkese –  sta reprimendo la libertà  di stampa attraverso una misto di intimidazioni, arresti e macchinazioni finanziarie che nel 2008 hanno incluso la vendita di un giornale di spicco e di una rete televisiva a una società  legata al genero del primo ministro” . L’articolo del Nyt sottolinea in particolare il caso di un giornalista investigativo di fama internazionale, Nedim Sener, sotto processo con l’accusa di complicità  in un presunto tentativo di colpo di stato anti-Erdogan: secondo la difesa, Sener viene però  punito con una lunga custodia cautelare solo per aver indagato per 20 anni sulla corruzione nel governo ed è ora alla sbarra assieme ad un collega, Ahmet Sik, che ha scritto sulle infiltrazioni islamiche nelle forze di sicurezza. Secondo il giornale statunitense  sarebbero circa  15 mila  i siti internet bloccati dalla censura governativa su internet in Turchia.

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