LA DANZA DEL DESTINO: RITORNO A SARAJEVO

Che ci rimane di Sarajevo, dopo diciotto anni dalla guerra civile che distrusse la città e decimò la popolazione? Ben poco, se qualcuno non avesse deciso di tornare, e di raccontare, questo ritorno a Sarajevo.

Che ci rimane di Sarajevo, dopo diciotto anni dalla guerra civile che distrusse la città e decimò la popolazione? Ben poco, se qualcuno non avesse deciso di tornare e di raccontare questo ritorno a Sarajevo.

A farlo è Agostino Pacciani con 26 coppie di foto. Un “prima” e un “dopo”, visibili , in un allestimento aperto al pubblico dal 16 marzo, alle ore 17,30, fino al prossimo 15 aprile, nei Magazzini del Sale del Palazzo Comunale di Siena (Piazza Il Campo, 1).

Nel 1994, infatti, Pacciani, fotoreporter originario delle terre di Siena, decise di recarsi in uno dei più cruenti teatri di guerra civile degli ultimi anni: Sarajevo. Durante il più lungo assedio del ‘900 realizzò molte fotografie e interviste con alcuni abitanti della città assediata per documentare paure, speranze, desideri di un popolo che cercava di vivere, oltre che di sopravvivere. Dodici anni dopo è tornato in Bosnia alla ricerca di quei suoi “soggetti”. A partire dalle foto scattate nel 1994 ha rintracciato le persone, delle quali per lo più non conosceva l’identità, e alle quali aveva “rubato” (è il termine che lui usa) quegli scatti. Si è sentito in dovere di restituire un qualcosa che, probabilmente, solo lui riteneva di aver rubato al calzolaio, al barbiere, alla venditrice di giornali, anche se nessuno di loro si è sognato di rimproverarlo per questo.

Le immagini, frutto di quella esperienza, rappresentano un’occasione per riflettere su quei tragici eventi, sulla velocità con la quale il destino di quelle genti è scomparso dall’agenda dei potenti del mondo, ma anche dalla nostra volatile attenzione. Un mondo fatto di sfumature, non di rado sorprendenti, dove scopriremo che perfino in guerra c’era posto per qualche prezioso istante di felicità; e che la pace non ha ancora mantenuto tutte le sue promesse.

Primi piani e figure d’insieme, ripresi, spesso, nelle stesse ambientazioni del primo scatto. Fotogrammi che hanno saputo cogliere tristezza e felicità, sgomento e speranza, macerie e ricostruzioni. Tutti, comunque, carichi di grande umanità e in grado di accompagnare, chi li guarda, nel ricordo di una guerra ancora troppo vicina per essere dimenticata.

Il visitatore sarà aiutato a immergersi nel mondo dei personaggi fotografati dalla viva voce delle persone ritratte nelle foto, grazie ai lettori MP3 installati lungo il percorso espositivo.

L’ingresso alla mostra, gratuito per i residenti, è, per gli altri, compreso nel prezzo del ticket per la visita al museo civico.

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