SANGUE IN SIRIA: LA DIPLOMAZIA ONU

L’iniziativa diplomatica Onu per risolvere la crisi siriana avrebbe un ampio sostegno di Russia, Cina e Usa, apparentemente d’accordo con il dare ad Annan il compito di mediare. Proprio Pechino è stata  l’ultima a caldeggiare questa ipotesi per porre fine al bagno di sangue siriano.  La Cina ha infatti ribadito l’appoggio all’iniziativa dell’inviato di Onu e Lega Araba, Kofi Annan, per una soluzione della crisi siriana. Pechino, nel giorno dell’arrivo di Annan nella Repubblica Popolare, ha espresso la  ”speranza che la visita sia l’occasione per discussioni approfondite sulla soluzione politica della questione siriana”. La Cina, ha detto ancora una volta il portavoce del ministero degli Esteri Hong Lei, ”sostiene gli sforzi di mediazione di Annan”. Pechino  spera in una ”soluzione, giusta, pacifica e adeguata” per la crisi siriana in atto da oltre un anno. Sarebbero ottomila le vittime dall’inizio della crisi. Annan è arrivato in Cina dopo la tappa in Russia, dove ha incontrato il presidente Dmitri Medvedev, e in vista del vertice del gruppo di contatto ‘Friends of Syria’ in programma a Istanbul il primo aprile.

Proprio ieri intanto gli ennesimi scontri tra esercito siriano e un gruppo di armati che vengono definiti “disertori”. Due di loro sono stati uccisi nella città di Azaz, nella provincia di Aleppo. Lo ha  riferito l’Osservatorio siriano per i diritti umani. Secondo la stessa fonte, cinque “ribelli” e tre militari sono rimasti uccisi negli scontri avvenuti nella provincia meridionale di Daraa dove centinaia di militari appoggiati da tank hanno fatto irruzione nell’area di al-Lajat, dove un anno fa è iniziata la rivolta contro Bashar al Assad. Gli armati infine hanno attaccato le forze di sicurezza in tre quartieri periferici di Damasco.  Nei giorni scorsi era stato attaccato il gasdotto finito nel mirino collega la provincia di Dayr az-Zor con quella centrale di Homs. L’attacco, secondo l’agenzia Sana, ha provocato la perdita di 700mila metri cubi di gas. L’attività della pipeline,  è stata immediatamente bloccata e sono già  iniziati i lavori di riparazione.  Il gasdotto dovrebbe tornare operativo nelle prossime 72 ore. A gennaio il ministro del Petrolio siriano, Sufian Allaw, aveva

denunciato come gli attacchi terroristici perpetrati da gruppi armati contro i gasdotti e gli oleodotti della Siria, uniti alle sanzioni decise dalla comunità internazionale, abbiano ”estremamente

danneggiato” il settore petrolifero, che registra perdite per due miliardi di dollari.

La Siria ha più volte denunciato come l’ondata di violenza scatenata nel paese abbia come autori dei mercenari pro Usa e Turchia (molti di loro a quanto pare provenienti dal Qatar) per attaccare la Siria e introdurre un regime “amico”. . Evidenti analogie con quanto accaduto in Libia, dice Fulvio Grimaldi che ha pronto per la metà di aprile un nuovo ducufilm sulla Siria e su altre guerre in corso.

In Siria la situazione sta peggiorando le condizioni della popolazione. Sarebbe gravemente aumentatala disoccupazione. Almeno85mila persone, stando ai dati pubblicati dal quotidiano ‘al-Watan’, hanno perso il loro posto di lavoro dal marzo del 2011 a causa del conflitto che ha incendiato il Paese arabo.  Il numero dei nuovi disoccupati in Siria, tuttavia, potrebbe essere molto più alto. I dati, ha spiegato il giornale, non tengono conto infatti della situazione nelle province di Homs, Hama e Idlib, dove a causa di problemi di sicurezza non è stato possibile accertare quante persone abbiano perso il posto di lavoro. Queste tre province sono da mesi teatro di violenze e scontri tra le forze di sicurezza fedeli al governo e i militari disertori del cosiddetto “Free Syrian Army”. Intanto Bashar el Assad ha annunciato che il cessate il fuoco contro le roccaforti degli “oppositori”  è vicino. Le truppe Siriane infatti starebbero per riconquistare tutte le posizioni perdute nelle ultime settimane, dopo che  proprio un cessate il fuoco aveva galvanizzato i “ribelli” che avevano ripreso le violenze.

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