RASSEGNA STAMPA 27 APRILE 2012

Perché non saremo mai super-intelligenti. Arriva il cellulare antistalking. Lo smartphone per prevenire il rischio cadute degli anziani. In un videogioco la cura per la depressione degli adolescenti. Disturbi psicologici per 18% degli aquilani nel post-terremoto.  Slot machine e cervello: entra in gioco la dopamina. Scomparsa di minori: il fenomeno è in aumento. Sentimenti positivi proteggono il cuore dalle malattie.

 

 

PERCHÉ NON SAREMO MAI SUPER-INTELLIGENTI
(Corriere della Sera) Esistono limiti evoluzionistici all’intelligenza umana: un QI troppo alto si accompagnerebbe a qualche guaio. Il sogno di tutti: avere una super-intelligenza, essere capaci di ricordare tutto nei minimi dettagli, non lasciarsi sfuggire nulla di ciò che ci circonda. C’è chi prende perfino le “smart drugs” per migliorare le prestazioni del cervello, ma ora un articolo apparso su Current Directions in Psychological Science mette in guardia: non possiamo diventare super-intelligenti, esistono limiti invalicabili dettati dall’evoluzione. E se li superiamo, paghiamo l’”ultracervello” con qualche problema di altro tipo.
EVOLUZIONE – Thomas Hills, psicologo all’università di Warwick in Inghilterra, ha analizzato l’evoluzione umana chiedendosi perché la nostra intelligenza da secoli e secoli non sembra essere aumentata. Lo studioso fa notare che tutto, durante l’evoluzione, ha richiesto un compromesso: «Forse sarebbe stato utile essere alti due metri e mezzo, ma il cuore difficilmente può spingere il sangue tanto da raggiungere gli estremi di un tale spilungone: così, gran parte degli umani non supera il metro e ottanta – osserva Hills –. Gli stessi principi sono molto probabilmente validi anche per l’intelligenza e il cervello. Ad esempio, un bambino con un cervello e quindi una testa troppo grandi non nascerebbe tanto facilmente, perché non riuscirebbe a passare dal canale del parto: la pelvi delle donne non può allargarsi molto, pena un cambiamento sostanziale nel modo di camminare e stare in piedi».
INTELLIGENZA – Per spiegare i suoi ragionamenti, Hills riflette sulle capacità cerebrali che vorremmo vedere migliorate e sulle conseguenze che un loro potenziamento sostanziale porterebbe con sé. Il quoziente intellettivo, ad esempio, secondo lui non può crescere indefinitamente: una ricerca sugli ebrei ashkenazi, che hanno QI mediamente più alti di tutte le altre popolazioni, ha dimostrato che essi hanno subito una selezione evoluzionistica negli ultimi duemila anni che li ha portati ad eccellere in intelligenza, ma al contempo manifestano una maggiore incidenza di malattie del sistema nervoso come la malattia di Tay-Sachs. E secondo Hills proprio la maggior “potenza” del cervello ha comportato tale fragilità di fronte alle patologie nervose. Se invece consideriamo la memoria, che tutti vorremmo più pronta e perfetta, scopriamo che avere ricordi troppo vividi può rovinare la vita. «Una memoria prodigiosa ha i suoi svantaggi: se ci accade qualcosa di brutto vogliamo dimenticarlo, come staremmo se fosse impossibile? – si chiede lo psicologo –. Molti, inoltre, vorrebbero migliorare le proprie capacità di attenzione e per questo alcuni prendono perfino dei farmaci: sappiamo però che queste sostanze sono d’aiuto a chi ha un basso livello basale di attenzione, mentre in chi non ha problemi possono addirittura condurre a performance peggiori. Questo significa che esiste probabilmente un “limite superiore” al grado di attenzione che possiamo mantenere senza danni. Pensate a che cosa potrebbe accadere guidando: l’attenzione è essenziale, ma va posta sugli elementi giusti, se si punta su un cartello stradale o la stazione radio da cambiare possiamo avere qualche guaio». Morale, siccome i compromessi necessari ad avere un super-cervello sono probabilmente inaccettabili per la nostra salute fisica e mentale, non saremo forse mai ultra-intelligenti: dobbiamo essere semmai in grado, dice Hills, di avere prestazioni ottime con un obiettivo alla volta, ma non possiamo desiderare di migliorare attenzione, memoria, intelligenza o altre capacità in maniera consistente e tutte allo stesso modo.
http://www.corriere.it/salute/12_aprile_25/limiti-intelligenza-umana-meli_d6f8107a-2b06-11e1-b7ec-2e901a360d49.shtml

 

UN VIDEOGIOCO CURA LA DEPRESSIONE DEGLI ADOLESCENTI
(Globalist.it) Dopo una lunga sperimentazione un gruppo di ricercatori della Nuova Zelanda ha verificato le potenzialità. I risultati pubblicati sul British Medical Journal.
Non è una trovata commerciale, ma l’esperimento scientifico di un gruppo di ricercatori della Nuova Zelanda. Sparx, un videogioco interattivo, permette di curare la depressione adolescenziale al pari di una terapia tradizionale. I nemici da combattere non sfoderano terribili armi e non sparano, ma sono ugualmente pericolosi. Sono i “pensieri negativi”, che vanno battuti e superati.
Secondo i risultati della ricerca, pubblicati sul “British Medical Journal”, il gioco è effettivamente in grado di aiutare i ragazzi che soffrono di depressione, ma nelle sue forme più leggere. Il gioco è composto da sette moduli, progettati per essere completati in un periodo di quattro settimane. Tuttavia il prodotto non è ancora in vendita, ma ancora nella sua fase di sviluppo.
La ricerca è stata testata in ventiquattro centri di cure primarie della Nuova Zelanda. Hanno così potuto partecipare circa 187 adolescenti, tra i 12 e i 19 anni. Divisi in due gruppi i ragazzi sono stati curati secondo la terapia tradizionale il primo, e con Sparx il secondo. L’esperimento è durato circa tre mesi, alla fine dei quali i dati parlano chiaro: il trattamento col videogioco è efficace quanto quello tradizionale, nella riduzione dei sintomi di ansia e depressione.
Tuttavia -spiega lo psichiatra Hugo Mariétan- questo trattamento si può applicare esclusivamente in casi di depressione lieve, per aumentare l’autostima. Rafforzare i pensieri positivi, mirando a diminuire quelli negativi. Ma in termini di grave depressione, la cura deve procedere su altri binari. Quelli tradizionali.

 

ARRIVA IL CELLULARE ANTISTALKING. CHIAMA AIUTO SE IL MOLESTATORE INSISTE
(Affari Italiani) “Per le donne vittime di stalking stiamo sperimentando un cellulare dotato di un software che consente in caso di pericolo di allertare le forze dell’ordine, e stiamo cercando di vedere se si può portare avanti un progetto analogo per le ragazze coinvolte nei matrimoni forzati”. Lo ha detto il presidente di Vodafone Italia, Antonio Bernardi, in occasione della conferenza stampa di presentazione della conferenza “Matrimoni forzati, un fenomeno in espansione che non può essere ignorato”.
La sperimentazione del cellulare “antistalking” per ora è stata avviata in quattro paesi: Inghilterra, Germania, Spagna e in Italia. “Abbiamo testato il cellulare su Roma e ha funzionato – aggiunge Bernardi – È un servizio che non sarà commercializzato, ma lo metteremo a disposizione delle persone a rischio che ci saranno segnalate dalle associazioni. L’idea è usare la tecnologia della comunicazione mobile per dare risposte a problemi sociali”, conclude.

 

DOPO TERREMOTO DISTURBI PSICOLOGICI PER 18% DEGLI AQUILANI. RICERCA DELL’UNIVERSITA’ DELL’AQUILA.
(DIRE – Notiziario Minori) Il 18% dei ragazzi aquilani di eta’ compresa fra i 7 e i 14 anni manifesta un consistente disagio psicologico, un altro 3% e’ portatore di un disturbo psicopatologico strutturato Ptsd- Disturbo post traumatico da stress, vera e propria condizione clinica che necessita un intervento in ambito sanitario. A rivelarlo e’ una ricerca “A.t.A.b. Ambiente terra. Ambiente bambino). Dalla gestione dell’emergenza,alla valutazione, cura e monitoraggio del disagio post-traumatico nei minori aquilani” promossa dall’Universita’ degli Studi di L’Aquila con la direzione scientifica del professor Enzo Sechi. I dati emersi, saranno discussi e presentati nel congresso internazionale che si svolgera’ proprio a L’Aquila nella prima meta’ del 2013 e saranno utilizzati nella redazione del nascendo “Protocollo nazionale per la gestione psicologica ed il trattamento clinico dei minori in emergenza” in corso di elaborazione dalla cattedra di Neuropsichiatria Infantile dell’Universita’ di L’Aquila. I ricercatori hanno lavorato con oltre 1550 bambini delle scuole aquilane o assistiti nell’immediato post terremoto. Il lavoro sui minori e sulle loro famiglie ha permesso di disegnare un quadro piuttosto preciso.
Solo il 27% dei bambini con cui si e’ entrati in contatto risulta assolutamente estraneo a disturbi psichiatrici mentre il 73% presenta problemi di ordine psicopatologico. “Di questi – chiariscono i responsabili della ricerca – soltanto un quarto presenta un franco disturbo psichiatrico, mentre approssimativamente i tre quarti presentano problemi ai limiti di un disturbo o piu’ correttamente un’area di rischio. I problemi piu’ rilevanti – continuano – sono stati: problemi psicosomatici, problemi di attenzione, problemi di isolamento relazionale, problemi ansioso depressivi”. E’, infine, da sottolineare il fatto che la maggioranza di problemi ansioso depressivi che potevano configurare proprio disturbo psico-patologico strutturato era attribuita a minori il cui stile di vita post-terremoto e’ stato soggetto a cambiamenti e a situazioni familiari disagiate come per esempio cambiamento ripetuto di abitazioni o perdita di lavoro di uno o entrambi i genitori.

 

CON LO SMARTPHONE SI PREVEDE IL RISCHIO DI CADUTE DEGLI ANZIANI
(Sanità News) Lo smartphone potrebbe diventare un Alleato degli anziani per prevenire cadute e scovare anche le prime avvisaglie della comparsa del Parkinson. Un gruppo di giovani ricercatori dell’universita’ di Bologna ha messo a punto un software per telefonini intelligenti dotati di sensori di accelerometri e giroscopi e condotto uno studio, pubblicato da Gait and Posture, che ha dimostrato come con una semplice ‘app’ e’ possibile ottenere gli stessi risultati di dispositivi piu’ complessi. L’applicazione simula un test molto usato, chiamato ‘Time up and go’, nel quale il paziente si alza in piedi e cammina verso uno punto a distanza di qualche metro. Dopo averlo raggiunto torna indietro, rimettendosi seduto. I ricercatori hanno testato la app su una cinquantina di pazienti in parallelo con gli strumenti diagnostici piu’ costosi usati normalmente, dimostrando che l’efficacia e’ la stessa: “Possiamo misurare, ad esempio, il tempo che un anziano impiega ad alzarsi in piedi o mettersi seduto, e anche la forza con cui lo fa – spiega Carlo Tacconi, uno degli autori – la velocità con cui cammina, la cadenza dei passi, la rapidità con cui si volta, eventuali sbilanciamenti a destra o a sinistra, e persino la fluidità complessiva del movimento. Tutti questi parametri, interpretati congiuntamente, offrono un quadro molto completo della mobilità complessiva della persona”. Dai primi studi, spiegano i ricercatori, emerge che i dati ottenuti in questo modo possono predire il rischio di caduta, riconoscere i primi sintomi di Parkinson, e distinguere gli anziani ancora in forma da quelli con qualche acciacco. Per dimostrarlo la prossima estate il sistema verra’ testato su ampia scala, coinvolgendo alcune centinaia di pazienti.

 

SALUTE. SLOT MACHINE E CERVELLO: ENTRA IN GIOCO LA DOPAMINA. LO STUDIO DI UN GRUPPO DI RICERCATORI FINLANDESI.
(DIRE – Notiziario Sanita’) Le basi neurali del gioco d’azzardo patologico sembrano controllate dal rilascio di dopamina nell’impatto edonico degli stimoli gratificanti. Nella tossicodipendenza, la ridotta responsivita’ cerebrale alla dopamina e’ considerata una possibile spiegazione della vulnerabilita’ individuale all’abuso di sostanze. Analogamente, e’ stata avanzata un’ipotesi di alterazione del sistema dopaminergico in persone con dipendenza dal gioco d’azzardo, per un’anomalia del sistema cerebrale di gratificazione. Un gruppo di ricercatori finlandesi hanno studiato con Pet il metabolismo della dopamina a livello del nucleo striato in 12 persone con dipendenza dal gioco d’azzardo, confrontati con 12 soggetti sani di controllo. I partecipanti sono stati sottoposti all’esame durante l’esecuzione simulata del gioco della “slot machine”. Il compito era costituito da due condizioni di guadagno (alto e basso guadagno) e una di controllo. L’attivita’ metabolica cerebrale della dopamina e’ stata misurata in tutti i soggetti nelle tre diverse condizioni. È stato registrato un rilascio di dopamina nello striato cerebrale in entrambi i gruppi, sia durante la condizione di alto che basso guadagno. In questa ultima condizione la dopamina veniva rilasciata nella parte associativa del nucleo caudato. Nella condizione di alto guadagno, il neurotrasmettitore e’ stato inoltre rilasciato a livello dello striato ventrale e in maggiore quantita’. L’analisi metabolica con Pet ha quindi dimostrato che la semplice aspettativa di guadagno favorisce il rilascio di dopamina nello striato. Inoltre, nonostante la quantita’ di dopamina rilasciata sia simile tra giocatori d’azzardo e soggetti sani, e’ stata osservata una correlazione positiva tra la quantita’ di neurotrasmettitore rilasciato e la gravita’ dei sintomi patologici. Le recenti scoperte neurobiologiche nel campo del gioco d’azzardo sembrano quindi dirigersi verso una ipotesi di alterazione del sistema di gratificazione cerebrale nei soggetti dipendenti dal gioco patologico e aprono la strada a nuove di strategie terapeutiche.

 

IDV: IN EMILIA ROMAGNA NEL 2010 SCOMPARSI IN 55. FENOMENO IN AUMENTO.
(DIRE – Notiziario Minori) Preoccupa, persino in Emilia-Romagna, l’aumento dei casi di scomparsa di minori: nel 2010 sono stati 55 i bambini spariti in regione. A segnalare il problema e’ la capogruppo Idv in viale Aldo Moro, Liana Barbati, che ha presentato in Assemblea legislativa un progetto di legge per “prevenire e contrastare il fenomeno”. Secondo Barbati, “la necessita’ di un intervento legislativo in questa materia appare imprescindibile alla luce della drammaticita’ e della crescita esponenziale dei casi di scomparsa di minori. Nel 2010 sono stati 55 i casi in Emilia-Romagna”. Dunque, sostiene la capogruppo Idv, “e’ doveroso presentare un provvedimento legislativo che preveda iniziative per prevenire e contrastare il fenomeno della scomparsa dei minori e la fenomenologia criminale ad esso connessa, per garantire e migliorare le condizioni di sicurezza dei minori”.
Della questione si e’ discusso ieri in commissione Politiche sociali in Regione, che ha deciso di convocare la vicepresidente Simonetta Saliera e l’assessore al Welfare, Teresa Marzocchi, per discutere della proposta di legge. Secondo Marco Carini del Pd, infatti, l’iniziativa dell’Idv “puo’ essere in conflitto con le competenze dello Stato e, quindi, impugnabile”. In ogni caso, tutti i partiti hanno condiviso la finalita’ della proposta di legge. L’Idv, dal canto suo, ha chiesto di organizzare un’audizione in commissione con le associazione delle famiglie.

 

I SENTIMENTI POSITIVI PROTEGGONO IL CUORE DALLE MALATTIE
(Sanità News) Pensare positivo fa bene alla salute cardiovascolare, rivelano su Psychological Bulletin gli esperti della Harvard School of Public Health. Il team guidato da Julia Boehm e Laura Kubzansky ha preso in esame i risultati di più di 200 studi gia’ pubblicati e ha messo in evidenzia che risorse interiori come l’ottimismo, offrono una protezione contro le malattie cardiovascolari e rallentano la progressione delle patologie qualora fossero gia’ presenti. Per capire meglio il modo in cui il benessere psicologico e i disturbi al cuore sono correlati, gli scienziati hanno indagato anche il benessere di associazione con marcatori biologici della salute cardiovascolare. I risultati hanno mostrato che la positivita’ spinge a impegnarsi in comportamenti piu’ sani, come lo sport, una dieta equilibrata e una quantita’ adeguata di sonno. Cosi’, le persone piu’ orientate all’ottimismo hanno una pressione sanguigna piu’ bassa, mangiano meno grassi e registrano un peso corporeo normale. “Se la ricerca futura continuera’ a indicare che livelli piu’ elevati di soddisfazione, ottimismo e felicita’ proteggono la salute cardiovascolare, questo avra’ forti implicazioni per la progettazione di strategie di prevenzione e di intervento”, concludono gli autori.

 

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