IL BUSINESS DELLE PATENTI

Se si viene fermati dalle forze dell’ordine alla guida di un veicolo e queste accertano tramite alcol test o analisi del sangue la presenza di un tasso alcolico superiore ai 0,5 grammi per litro si sta violando l’articolo 186 del codice della strada, “guida in stato di ebbrezza”.

Le sanzioni previste sono state aggravate nel 2010, dopo un periodo in cui i mass media si erano particolarmente focalizzati sul problema delle famigerate “stragi del sabato sera”, in cui orde di giovinastri ubriachi perdevano la vita schiantandosi a bordo delle proprie autovetture, coinvolgendo molto spesso vittime innocenti. Del resto c’è stato il periodo dei cani killer, quello della febbre aviaria o suina, quello degli stupratori seriali e chi più ne ha più ne metta: pericoli reali ma remoti, esageratamente pubblicizzati per incutere timore nella gente e distoglierla dal malgoverno e dai veri problemi del paese, spingendola così verso una sempre maggiore voglia di ordine di tipo fascistoide. Queste sono però mie personalissime considerazioni ed è più che giusto punire chi sta guidando una macchina ubriaco rischiando di uccidere oltre che se stesso, gli altri incolpevoli utenti della strada. Se il tasso alcolemico è superiore a 0,5 g/l ma inferiore a 0,8 g/l si deve pagare una multa fra i 500 e i 2000 euro con la sanzione accessoria della sospensione della patente di guida dai 3 ai 6 mesi. Per superare questo limite bastano un paio di birre, quanto si beve anche in una normalissima cena fra parenti. Se il tasso alcolemico supera 0,8 g/l ma è inferiore a 1,5 g/l la faccenda si fa spinosa perché il reato diventa penale: l’ammenda sarà fra gli 800 e i 3200 euro ed è previsto l’arresto fino a 6 mesi, inoltre la patente verrà sospesa per un periodo compreso fra i 6 mesi e un anno. Se il tasso alcolemico supera gli 1,5 g/l per il colpevole è la fine: l’ammenda sarà fra i 1500 e i 6000 euro, la detenzione fra 6 mesi e un anno e la sospensione della patente di guida da uno a due anni. Se il veicolo non appartiene all’autore del reato tutte le pene e le sanzioni sono raddoppiate, ci si potrebbe insomma ritrovare in carcere per un paio di anni e senza patente per quattro, in poche parole una vita finita, un trauma difficilmente superabile. Se il veicolo è vostro vi verrà confiscato e successivamente messo all’asta. Inutile dire che se il guidatore in stato di ebbrezza provoca un incidente e se in questo vi sono inoltre feriti o addirittura morti, le pene saranno ulteriormente aumentate secondo gli articoli 589 e 590 del codice penale.

Il messaggio è chiaro: se bevi non guidi, così come recitano le pubblicità degli alcolici da cui è invasa la tv. Se ti sbronzi sei il più fico della festa, ti farai un sacco di amici e riuscirai anche a fare sesso (se ancora ce la fai) ma mi raccomando, non guidare. Mettersi alla guida in stato di ebbrezza è follemente pericoloso ed è giusto punirlo ma questa legge è miope e come tale è altrettanto pericolosa.

Innanzitutto l’etilometro è uno strumento estremamente impreciso e risente troppo dell’alcol presente nel fiato: se ad esempio abbiamo bevuto il classico “grappino” dopo cena e subito dopo veniamo fermati e sottoposti a questo test, il nostro tasso alcolemico risulterà sicuramente al di sopra dei valori consentiti dalla legge e sebbene siamo lucidissimi e perfettamente in grado di guidare ci verrà ritirata la patente. Sempre a causa di questa imprecisione ritengo assurdo stabilire delle differenze di pena così marcate fra un tasso alcolemico di 1,49 e uno di 1,50 g/l (in quest’ultimo caso si tratta addirittura di “ipotesi gravissima di reato”), esso potrebbe risentire di numerosissime variabili, basterebbe infatti aspettare un paio di minuti in più (sono comunque previste due rilevazioni ma a distanza ravvicinata) o consentire al soggetto indiziato di bere un bicchiere d’acqua per evitare conseguenze devastanti.

Un’altra mancanza fondamentale di questa legge è il fatto che non sia previsto in alcun modo un accertamento delle facoltà cognitive del soggetto al momento del fermo. Come sapranno certamente i miei colleghi redattori e molti dei lettori di questo giornale che si occupa appunto di psicologia, esiste una differente capacità fra persona e persona di gestire gli effetti dell’alcol o delle sostanze stupefacenti: un quarantenne abituato quotidianamente ad ingerire bevande alcoliche con un tasso alcolico superiore a 1 g/l sarà perfettamente in grado di guidare, ragionare o fare qualunque altra cosa mentre una ragazza ventunenne (per i primi 3 anni dal conseguimento della patente non è assolutamente consentito bere) che beve per la prima volta una birra riportando un tasso di 0,4 g/l, con il quale è consentito guidare, sarà probabilmente ubriaca fradicia e costituirà sicuramente un pericolo per se e per gli altri. Ci sarebbero tantissime prove neuropsicologiche brevi per stabilire se una persona è in grado di guidare, facilissime da somministrare (perfino per un vigile urbano… battutaccia!) specialmente adesso che ci troviamo nell’era dei tablet e degli smartphone ma a nessun legislatore è mai venuto in mente niente del genere.

Non si capisce poi il perché le pene debbano essere raddoppiate se il veicolo non è intestato al trasgressore, questa norma viola chiaramente il principio fondamentale secondo cui siamo tutti uguali di fronte alla legge. Per quanto mi sforzi non riesco a comprendere il principio giuridico che ha portato a una formulazione tanto delirante. Se sono un poveraccio che non si può permettere neanche di possedere una vettura e me la sono fatta prestare dalla zia o da un amico devo stare in carcere o senza patente il doppio del tempo! Altrettanto assurdo, nel caso si sia invece l’intestatario della macchina, che tale proprietà mi venga alienata dallo stato: che diritto ha di prendere qualcosa che ho pagato con i miei soldi, di cui magari devo ancora pagare le rate per anni? Neanche ci trovassimo nella Russia stalinista!

A questo punto le possibilità migliori sono due: o essere uno talmente pieno di soldi che se ne frega che gli tolgano la macchina, tanto se ne comprerà un’altra, o essere uno scannato che ha un veicolo di nessun valore così che anche se gli viene sottratto non è un gran danno, sempre molto meglio di vedersi le pene e le sanzioni raddoppiate!

Non parliamo poi del caso in cui si provochi un incidente! Siamo tutti d’accordo che se un ubriaco travolge degli innocenti debba assolutamente pagare, la comunità non può tollerare un gesto tanto insano. Il problema però sorge nel caso in cui siamo coinvolti in un incidente, ci si potrebbe infatti trovare nella situazione paradossale in cui un vecchietto sbadato (e purtroppo ne circolano parecchi) ci venga addosso contromano e per il solo fatto di aver bevuto un paio di birre dovremo andare incontro a conseguenze devastanti come sospensione della patente, ammende da capogiro e un processo penale che penderà sulla nostra testa come una spada di Damocle per anni, precludendoci tra l’altro ogni possibilità di impiego pubblico e non solo, dal momento in cui risulterà un carico pendente sulla nostra fedina penale fino all’esito finale dello stesso (e sappiamo tutti quanto tempo può richiedere in Italia). Inoltre, anche se avessimo completamente ragione a livello di responsabilità civile non verremmo risarciti in quanto in stato di ebbrezza (a meno che non si sia attivata precauzionalmente la famosa “clausola K”).

Quali sono le conseguenze tragicomiche di tutto questo? Se mai dovessimo fare un incidente, anche con feriti, e abbiamo bevuto, seppure una sciocchezza, la cosa migliore è lasciare la macchina lì, chiamare i vigili e darsela a gambe levate! Assurdo? No, siamo in Italia. Se aspettiamo da ligi cittadini l’arrivo delle forze dell’ordine andremo incontro ad anni di spese e di tribolazioni ma se scappiamo, dopo aver avvisato le forze dell’ordine per evitare il reato di omissione di soccorso, la nostra vita continuerà a scorrere placida come un fiume in pianura. Basterà infatti passare qualche ora bevendo la maggior quantità possibile di acqua, facendo altrettanta pipì, per poi presentarsi candidamente in commissariato adducendo una qualunque scusa per la propria fuga e farla franca, infatti non sarà più possibile stabilire il nostro eventuale stato di ebbrezza al momento dei fatti. Può una legge che prevede una scappatoia del genere essere considerata valida?

Veniamo al punto che secondo me è il più interessante di tutta la faccenda: come si fa a rinnovare la patente dopo essere incappati nell’articolo 186?

La patente viene sospesa con ordinanza prefettizia (altra stortura giudiziaria dal momento che il prefetto infligge una pena pur non essendo un organo giudiziario) per un periodo variabile dai 3 mesi ai 2 anni (sempre che non ci sia la revoca), al momento del rinnovo è necessario presentarsi presso la motorizzazione civile con un certificato di idoneità rilasciato da una commissione medica.

Una commissione medica, per chi non ne abbia mai vista una, è una sorta di girone infernale in stile dantesco. A Roma, ad esempio solamente tre USL ne possiedono una, considerando il numero di patenti che vengono ritirate ogni giorno in una città che conta 3 milioni di abitanti, potete facilmente immaginare quanto siano affollate. È necessario attendere file chilometriche solamente per prenotare la prima visita presso la commissione dove, previo pagamento di bollettini e marche da bollo e ulteriore attesa snervante, si verrà poi visti per un paio di minuti per ottenere un ennesimo foglio grazie al quale si possono prenotare le indispensabili analisi di sangue e urine sia presso strutture pubbliche (ma ciò richiederebbe tempi di attesa incompatibili con quelli della pratica di rinnovo) che private dalla commissione stessa consigliate.

Queste analisi che costano uno sproposito devono essere prenotate, pertanto anche chi è effettivamente un tossicodipendente abituale o un alcolista ha tutto il tempo di prendersi una pausa sufficiente a far risultare sia il sangue che le urine pulite come quelle di un poppante.

Inoltre non se ne capisce il significato: se non si ha più la patente e di conseguenza non si può guidare, perché mai non si dovrebbero bere alcolici? Il discorso potrebbe essere valido per gli stupefacenti che sono illegali ma perché non ci si può ubriacare fino a vomitare tutti i giorni se non si costituisce un pericolo per la collettività? Allora vietiamo definitivamente il consumo di alcolici come negli anni ’30 negli Stati Uniti (e si è visto quanto sia servito) se sono così nocivi. Ma no, la birra, il whiskey, la vodka, etc. sono prodotti dai paesi occidentali, costituiscono un affare miliardario e il loro consumo va anzi propagandato, se però hai bevuto un paio di birre e vieni “beccato” al volante sei un relitto della società e come tale vai bollato per anni. Perché le droghe cosiddette “leggere” come marijuana e hashish sono illegali? Proprio per questo motivo: esse sono prodotte nei paesi del terzo mondo che devono rimanere per sempre poveri e sotto il giogo dell’occidente (degli USA per la precisione) quindi anche se sono molto meno nocive delle bevande alcoliche (e non lo dico io) devono essere vietate. Il discorso richiederebbe un articolo dedicato solo a questo pertanto chiudo la parentesi.

Una volta svolte le analisi di sangue e urine si deve sostenere una visita psichiatrica (altri 70 euro oppure 150 se sono richiesti anche i test di personalità) che dura all’incirca 5 minuti e durante la quale vengono chiesti in pratica nome e cognome.

Completato questo iter, dopo l’ennesima fila, la commissione medica rilascerà un certificato tramite il quale si potrà ottenere il rinnovo della patente presso la motorizzazione civile, previo pagamento di altri bollettini. Questo costoso percorso va ripetuto per 12 anni perché la patente viene rinnovata di volta in volta prima per un anno, poi per due, poi per tre e infine per cinque, sempre che a discrezione della commissione medica non venga rinnovata per periodi più brevi.

Che senso ha verificare l’eventuale alcolismo di una persona 12 anni dopo che è stato fermato alla guida in stato di ebbrezza? Dopo tutto questo tempo potrebbe essere forse impazzito e aver ricominciato a bere? Ovviamente non ha senso così come non ne ha tutta questa trafila. Allo stato non importa che voi siate ubriaconi o tossicodipendenti, lo dimostra “l’accuratezza” dei controlli: la realtà è che si tratta di un business per rimpinguare le casse di comuni, USL, centri di analisi, motorizzazioni, tribunali e avvocati, nel caso infatti il tasso alcolemico riscontrato al momento dell’infrazione sia superiore a 0,8 g/l ne avrete bisogno perché prima o poi dovrete sostenere un processo penale. Ultima beffa potrebbe essere quella di vedersi, su decisione del giudice, la patente nuovamente sospesa dopo averla ripresa e aver guidato tranquillamente la macchina per anni, infatti conosciamo bene i tempi dei tribunali italiani.

L’articolo 186 costituisce un deterrente? Secondo me no, basta vedere l’umanità eterogenea che popola questi luoghi di disperazione chiamati commissioni mediche: ci sono i famigerati “giovinastri” che si voleva colpire ma c’è  anche il vecchietto, la signora, il manager, l’extracomunitario o l’autista. I controlli sono infatti casuali e ciechi pertanto chiunque può finire nelle trame di questa rete, perfino chi abbia mangiato un cioccolatino al liquore o abbia usato il colluttorio per sciacquarsi la bocca. Per avere la conferma che una legge tanto severa non ha minimamente cambiato le usanze dei giovani italiani basta che facciate un giro per il centro di Roma il sabato sera: ne vedrete di tutti i colori, personaggi di età compresa fra i 16 e i 50 anni che sfrecciano alla guida di macchine o scooter completamente sbronzi, “fumati”, impasticcati o “ingrippati” di cocaina. L’ipotesi di essere fermati dalla polizia rimane una possibilità remota che non scoraggia nessuno perché se dovesse capitare sarebbe solo per colpa della sfortuna e non la meritata sanzione per una trasgressione gravissima.

Aldo Gabardo

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