EURO 2012. UN CALCIO AI BAMBINI MALATI DI CANCRO

Il rispetto dell’altro. Sempre. A prescindere dalle diversità. Etniche, culturali, religiose, ideologiche, politiche. E’ all’insegna di questo grande valore universale che la Federazione internazionale di calcio afferma di aver organizzato i campionati europei in Polonia e in Ucraina. Ogni partita ha offerto l’occasione per sottolinearlo: con slogan, filmati, brevi colloqui. Viene da chiedersi, tuttavia, se non si sia dimenticato il rispetto della vita e della salute. La vita e la salute dei bambini, in particolare. Viene da chiederselo alla luce della denuncia fatta da alcune Organizzazioni non governative che “sono stati dirottati su Euro 2012 soldi destinati ai bimbi malati di cancro”.

E’ una notizia che fa tremare. Ma non sembra aver avuto una vasta eco. In Italia l’ha riferita con grande rilievo solo Il Fatto Quotidiano, con un bel servizio di Luca Pisapia. Sugli altri organi di informazione non ha quasi lasciato traccia. Meno che mai negli interventi dei telecronisti che commentano gli incontri per milioni di telespettatori incollati alla Tv. Eppure si tratta di 35 milioni di euro già destinati alla salute di centinaia, migliaia di piccoli malati ma trasferiti di colpo, per decreto governativo, a coprire le spese sostenute per organizzare gli Europei del pallone, incluso il rifacimento dello stadio di Kiev. “La denuncia che arriva da una lettera aperta firmata da diverse Ong ucraine e internazionali – scrive Luca Pisapia – è sconvolgente: buona parte del budget che il governo ucraino aveva previsto per la costruzione del reparto di oncologia dell’ospedale pediatrico Oxkhmatdyt di Kiev, è stata dirottata su Euro 2012. Ai bambini ucraini non sarà quindi dato il promesso reparto di oncologia, fondamentale perché anche in Ucraina possa essere garantito il trapianto del midollo da non parenti, senza che i piccoli pazienti debbano emigrare a costi proibitivi per sostenere l’operazione”.

E’ il caso di ricordare che proprio in Ucraina, a Chernobyl, si è verificato l’incidente nucleare più grave della storia, i cui effetti, dopo decine di anni, sono ancora pesantissimi sulla salute e sulla qualità della vita di milioni di persone. Soprattutto dei bambini: non a caso nel paese si registra una delle più alte percentuali di tumori dell’infanzia del mondo. Per questo quel nuovo reparto oncologico è così atteso. Così prezioso per migliaia di piccoli e per le loro famiglie. Ma la denuncia delle Ong, riportata dal Fatto Quotidiano, non lascia adito a dubbi: “Col decreto governativo numero 433 del 21 maggio 2012, relativo ad alcune modifiche da apporre al programma statale per la preparazione e lo svolgimento della fase finale del Campionato Europeo di calcio in Ucraina nel 2012, il governo ucraino ha ridotto di 349 milioni di grivne (34,9 milioni di euro circa) le dotazioni del bilancio statale in precedenza allocate all’ospedale pediatrico Oxkhmatdyt, che sono passate da 399 a 50 milioni di grivne. E nello stesso decreto è stato deciso di aumentare le allocazioni destinate a Euro 2012 di 340 milioni di grivne, portando il totale destinato dal governo ucraino agli Europei a quasi 21 miliardi di grivne”.

Come dire: la tutela dei bambini sembra contare meno di Euro 2012. Il primo ministro ucraino Azarov – secondo quanto hanno riferito le Ong nella loro lettera aperta – si sarebbe giustificato asserendo che quei 35 milioni di euro “non sono stati tolti all’ospedale, ma semplicemente ‘prestati’ agli Europei”. Sono in tanti, però, a temere che si tratti in realtà di un “prestito senza ritorno”. Anche perché i precedenti di grossi impegni disattesi, nel progetto salute dello Stato, non mancano. Lo stesso Luca Pisapia ricorda che “ancora non si sono visti i 900 milioni di grivne (90 milioni di euro circa) che il governo ucraino due anni fa ha promesso per migliorare lo stato delle fatiscenti strutture dell’ospedale pediatrico Oxkhmatdyt”, mentre di contro il nuovo stadio di Kiev è stato costruito a tempo di record perché fosse pronto per Euro 2012. E si è ormai persa traccia del Children’s Hospital of The Future, “un’altra megastruttura ospedaliera cui era destinato un budget milionario”.

C’è da rabbrividire. Ma c’è da riflettere anche sul silenzio della Fifa e dell’intero mondo del calcio su tutta questa storia. Si potrebbe obiettare che la Federazione calcistica, le squadre nazionali, i singoli giocatori non possono interferire nelle scelte di politica interna dei singoli Stati. Certo. Ma un giudizio possono esprimerlo. Eccome se possono. Se è vero, come si dice, che il calcio è diventato un “linguaggio universale” che arriva anche dove la politica non riesce, allora, proprio per dare concretezza allo slogan sul “rispetto” lanciato da Euro 2012, la Fifa potrebbe prevedere e imporre un tetto alle spese destinate ad organizzare il baraccone che accompagna manifestazioni come gli Europei o i Mondiali di calcio. E pretendere che il bilancio, ricco o povero che sia, non intacchi i budget previsti per la sanità, la scuola, l’assistenza, i servizi sociali. E quanto alle squadre, nazionali o di club, e ai singoli giocatori milionari, potrebbero almeno manifestare pubblicamente imbarazzo e disagio a giocare in uno stadio costruito anche con i soldi prelevati dal progetto di un ospedale per bambini malati di cancro.

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