LE SCORIE NUCLEARI, I NO TAV E LA DISINFORMAZIONE

Quella tra il 23 e il 24 luglio è stata un’altra notte di protesta, tensione ed allarme in Val di Susa, lungo la ferrovia del Frejus. Questa volta, però, i No Tav non c’entrano molto. La contestazione non riguardava il progetto dell’alta velocità ma la questione nucleare: un treno speciale, carico di rifiuti radioattivi ad alto rischio, diretto in Francia. I No Tav sono intervenuti come alleati e “supporto”, ma ad organizzare e a condurre la manifestazione sono stati diversi comitati anti nucleari piemontesi e associazioni ambientaliste, con il sostegno di numerosi sindaci. E non è la prima mobilitazione contro questo genere di trasporti: ce ne sono state in passato (l’ultima nella primavera del 2011) ed altre sono prevedibili per il futuro. A meno che lo Stato non ritenga finalmente di garantire la massima trasparenza, aprendo un confronto con la popolazione locale.

Tutto nasce dal fatto che nel deposito Avogadro di Saluggia è stipato l’80 per cento dei residui radioattivi più pericolosi immagazzinati in Italia. Si tratta, in prevalenza, del combustibile atomico esausto: le barre di uranio che per anni hanno alimentato la centrale di Trino Vercellese e quella di Caorso. Il sito di Saluggia è adatto solo allo stoccaggio e non al trattamento. Ma questo tipo di stoccaggio non può durare troppo a lungo: è molto rischioso e può mettere a repentaglio la sicurezza in un’area vasta e densamente popolata. Solo che in Italia non ci sono impianti in grado di “lavorare” e rendere gestibili quelle barre di uranio con un margine di pericolo più accettabile, anche se ancora molto elevato.

Da qui la necessità di trasportarle in Francia, nello stabilimento di Le Hague, in Normandia, dove vengono sottoposte a un processo di “vetrificazione” per ridurne la radioattività e stipate in depositi speciali, in attesa di essere rispedite indietro, non appena l’Italia si sarà finalmente dotata del sito nucleare nazionale, dove raccogliere i residui di tutte le centrali dismesse: Trino e Caorso, ma anche Latina Borgo Sabotino e il Garigliano.
A suo tempo, barre provenienti dal reattore di Borgo Sabotino, di progetto inglese, sono state trasferite via mare, con una nave che attraccava al porto di Anzio, fino all’impianto di Sellafield, in Inghilterra. Per Le Hague, in Francia, si è optato invece per la ferrovia, con treni che, scortati da vigili del fuoco specializzati e dalla polizia, affrontano un percorso lunghissimo. La stazione di partenza è Vercelli. Da qui il convoglio punta su Torino, passando per Novara, Mortara, Alessandria ed Asti; poi risale la Val di Susa e varca il confine entrando in Francia a Modane. Ma il viaggio è ancora quasi all’inizio: vengono attraversati ben 12 dipartimenti francesi, prima di arrivare in Normandia. E, data la mole delle scorie da trasferire, di treni ne occorrono tanti: almeno 12, mentre quello appena contestato è soltanto il terzo.

La gente non protesta per i viaggi in sé verso Le Hague: lo sa bene che sono indispensabili per smaltire tutti i materiali pericolosi accumulati per anni. Ma vuole essere informata. Questi trasporti per ferrovia sono ad alto rischio, tanto che le prefetture delle province attraversate hanno predisposto un complesso sistema di emergenza, con tre gradi di allarme, per garantire interventi rapidi in caso di incidenti. Solo che gli abitanti sono tenuti all’oscuro di tutto: non sanno quando passano i convogli e non sanno cosa fare se scatta l’emergenza. Perfino i sindaci, finora, ne hanno ricevuto comunicazione con appena uno o due giorni di anticipo: troppo tardi per qualsiasi iniziativa concreta. Il piano di sicurezza prevede, infatti, che soltanto in caso di pericolo “molto grave”, il terzo livello, la popolazione “sia immediatamente informata dalle autorità locali”. “Ma a quel punto – protestano molti sindaci e i comitati cittadini – sarà troppo tardi per poter davvero adottare forme efficaci di tutela, con il coinvolgimento degli abitanti.

E’ ovvio che il trasporto si deve fare, ma la gente va avvisata per tempo”. “E’ un contributo alla trasparenza su un pericolo serio”, ha sintetizzato più volte Emilio Chiaberto, sindaco di Villar Fioccardo.
Ecco il punto: trasparenza e coinvolgimento della popolazione. Lo stabiliscono, tra l’altro, le norme europee. Ed è un problema non solo piemontese. E’ l’ennesima dimostrazione di come, in fatto di nucleare, i cittadini siano sempre gli ultimi a sapere. Il referendum dello scorso anno è nato proprio da qui. E da qui è nata la protesta esplosa in Piemonte contro il secondo treno speciale, tre settimane prima del referendum. Si sperava che, sulla scia della marea di voti che in tutta Italia hanno bocciato l’energia atomica, si sarebbe fatta più chiarezza anche sui trasporti delle “scorie”. Invece è rimasto tutto come prima. La notizia del nuovo treno speciale è filtrata per caso, grazie ad alcuni attivisti di Legambiente e di Pro Natura Vercelli, che il 21 luglio, consultando il sito internet della Prefettura, hanno scoperto un riepilogo del piano di emergenza per i trasferimenti di rifiuti nucleari, in previsione della partenza ormai imminente. Immediata la mobilitazione, che ha coinvolto vari gruppi ambientalisti, comitati cittadini, sindaci, consiglieri provinciali e regionali. Ed anche i No Tav della Val di Susa, direttamente interessati perché questi treni attraversano quasi tutti i loro paesi.

E’ venuto alla luce, così, che il convoglio era ormai pronto, su un binario defilato della stazione di Vercelli, “nascosto” da un lungo treno passeggeri vuoto, in sosta nel binario accanto. Già fissata anche la data della partenza: la sera tardi del 23 luglio, in modo da viaggiare in Piemonte di notte ed eludere così eventuali contestazioni. Precauzione inutile: i comitati cittadini e ambientalisti sono riusciti ad organizzarsi per tempo e, con il supporto del movimento No Tav, è stato stabilito un presidio notturno alla stazione di Bussoleno. Da Torino, con il treno locale delle 23, sono partiti inoltre numerosi manifestanti, decisi a raggiungere a loro volta Bussoleno, dove nel frattempo si erano concentrate le forze di polizia. La Questura temeva un tentativo di blocco della ferrovia, come è accaduto in passato, quando carabinieri e agenti hanno dovuto sgomberare di forza i binari. Quest’anno c’è stata solo una occupazione simbolica da parte di una quindicina di attivisti, che si sono ritirati quasi subito.

Il convoglio carico di “scorie” è così passato per Bussoleno prima dell’alba, senza neanche rallentare. “Ma il nostro obiettivo era attirare l’attenzione su questo enorme problema e ci siamo riusciti – hanno detto i promotori della protesta – E’ una situazione che deve finire. La gente va avvisata dei pericoli che si corrono e il comunicato pubblicato quasi in segreto sul sito della Prefettura non è certo classificabile come informazione a tutta la popolazione che rischia di essere coinvolta in un eventuale incidente. Eppure è la legge a prevedere che venga avvertita”. Proprio con queste stesse motivazioni il capogruppo piemontese del Movimento 5 Stelle, Davide Bono, annuncia un ricorso al Tar del Lazio per bloccare definitivamente questi viaggi “segreti”. Già sono partite, intanto, diverse interrogazioni alla Regione, sempre ad opera dei “grillini” ma anche di esponenti di Sel.

Silenzio invece, almeno finora, da parte del Governo e delle Prefetture. Tacciono anche le Ferrovie, responsabili oltre tutto di una gaffe incredibile: del convoglio per il trasporto dei rifiuti radioattivi faceva parte, per ospitare i vigili del fuoco di scorta, anche un vagone solitamente utilizzato per il “Treno Verde” di Legambiente, con tanto di scritte e logo dell’associazione ecologista, così da creare la sensazione che fosse favorevole ed anzi parte attiva nell’organizzazione del trasporto. Evidente il danno di immagine per un gruppo che da sempre è contro il nucleare e che è stato tra i principali promotori del referendum 2011. E infatti il presidente Vittorio Cogliati Dezza ne ha chiesto subito conto a Mauro Moretti, il “numero uno” delle Ferrovie. Ora arriveranno certamente delle scuse. Ma è un errore sintomatico del rispetto che molte “autorità” hanno delle battaglie ambientaliste. Specie quando di mezzo c’è il nucleare.

 

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