SIRIA. MOVIMENTI DI TRUPPE USA AL CONFINE TURCO

In Siria la crisi sta precipitando di ora in ora. I ribelli hanno bombardato oggi, 2 agosto  una base militare vicino ad Aleppo da dove partirebbero gli elicotteri dell’esercito di  Assad. La notizia è stata riferita dall’Osservatorio siriano per i diritti umani, una ong  con sede a Londra.  I ribelli, sempre secondo questa organizzazione si sarebbero anche  impadroniti di carri armati sottraendoli alle forze armate. L’esercito ha poi contrattaccato a Damasco colpendo diverse postazioni delle forze ribelli.

Ma al di là di questa escalation  militare altre notizie sembrano delineare meglio il quadro generale della crisi siriana. Ad esempio, il coinvolgimento diretto degli Stati Uniti: Washington ha stanziato altri 10  milioni di dollari che portano a 25 quelli che dall’inizio della crisi sono stati destinati  all’opposizione siriana. Fondi che si aggiungono ai 64 milioni di euro che gli Usa,  attraverso l’Onu hanno riservato all’emergenza umanitaria del paese. E ieri l’Adn Kronos ha  scritto che già da diversi mesi il presidente Obama ha autorizzato “missioni segrete” a  sostegno dei ribelli in Siria” permettendo così “alla Cia e alle altre agenzie di  intelligence di fornire in modo segreto sostegno alla rivolta contro il regime di Bashar el  Assad”.

In particolare gli Usa starebbero fornendo, secondo quanto rivelato da fonti diplomatiche americane, informazioni di intelligence sui movimenti delle truppe siriane.  Ma il coinvolgimento diretto degli Stati Uniti in Siria non si ferma qui. Secondo i servizi  segreti russi infatti ci sarebbero intensi movimenti di truppe americane che attraverso la  Turchia starebbero raggiungendo il confine siriano. Lo ha riferito sul suo sito internet il  giornalista Aaron Klein che ha detto anche che il livello di allerta dell’esercito siriano  starebbe per raggiungere il livello massimo. Lo stesso Klein scrive che armi ai ribelli (tra i quali figurano molti appartenenti ad Al Quaeda) sarebbero arrivate anche dall’Arabia Saudita attraverso il Libano.

Le fonti  dell’intelligence russa, dice Klein, hanno anche confermato che il loro paese è chiaramente  dalla parte della Siria. E mentre navi della flotta russa si trovano già da diversi giorni nel porto di Tartus, altre navi cinesi stanno raggiungendo il mediterraneo.  Il Segretario di Stato Hillary Clinton ha recentemente riaffermato che l’obiettivo degli  Usa,  per risolvere la crisi è quello di rovesciare Bashar el Assad. Ma la posizione della  Cina e della Russia è completamente diversa. Le due superpotenze sostengono la soluzione  politica del cessate il fuoco in 6 punti, quella cioè proposta dall’inviato speciale di Onu  e Lega Araba Kofi Annan.

“Tutti ormai sappiamo – scrive Ren Yaqui sul Quotidiano del Popolo
di Pechino – che sotto il bel nome dell’umanitarismo occidentale guidato dagli Stati Uniti  si nasconde in realtà una nuova forma di intervento attivo. La logica è semplice: colui che  si oppone ad essi rischia di essere cacciato con la forza. E ciò anche, eventualmente, senza  ricorrere alla procedura di approvazione delle Nazioni Unite”.  Nell’articolo dell’organo del Partito Comunista Cinese si critica il fatto che le potenze  occidentali vorrebbero la ripetizione del “modello libico”. Ripetere cioè in Siria con Assad  quanto è accaduto in Libia con Gheddafi.

“Oggi alcuni paesi occidentali – scrive il  quotidiano cinese – nella speranza di forgiare la comunità internazionale a propria  immagine, gridano alto e forte nel mondo che l’unica soluzione alla crisi siriana è  l’allontanamento di Bashar el Assad. Come se il suo allontanamento risolvesse tutto. E’  evidente che si cerca di riprodurre il modello libico in Siria. Ma sarebbe il caso di aprire
gli occhi : la Libia è tuttora immersa in una situazione inquietante, segnata da rivalità  tribali, lotte di fazione e conflitti di ogni genere. Quale sarebbe la situazione se Assad  fosse costretto ad andarsene sotto la pressione delle bombe e dei missili? Tutto quello che  si può dire è che le conseguenze sarebbero disastrose”. La Russia, ha detto Putin, non accetterà mai una soluzione “libica” della crisi Siriana, e  mentre gli stessi agenti dei servizi di Mosca predicono che le prossime settimane saranno  particolarmente “sanguinose”, continuano le violenze e le fucilazioni da una parte e dall’altra e, secondo la Fao, sarebbero 3 milioni le persone che in Siria soffrono la mancanza di cibo.

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