LA DIALETTICA DEL SOGNO

La dialettica del sognoPerché sogniamo? Per dinamiche bio-neurali che ci garantiscono il giusto riposo. Perché i sogni sono ricchi di significati, che colgono allo stesso tempo passato, presente e futuro, e di amplessi psichici che si alimentano nella nostra mente? Il sogno ha una ragione d’esistere, ed è propriamente biologica. Se poi è possibile approfittare di questa funzione per aggiungerne delle altre, il sogno le coglie e le fa sperimentare, dando ai suoi simboli nuovi significati pieni di emozioni. Il compito bio-neurale è quello di intervenire nei pensieri onirici conturbanti, per modificarli e restituirli in forme addolcite e censurate. Obiettivo del sogno è anche permetterci di metabolizzare vissuti, traumi e situazioni, che in stato di veglia soffocano le emozioni e provocano un disagio emotivo, che difficilmente riusciamo a cogliere. Il sogno ci viene in soccorso per risolvere problemi ed enigmi, per garantire all’Io l’integrità dalle dinamiche inconsce in prossimità del risveglio.

Le funzionalità dei sogni sono varie e importanti. Per esprimersi si avvalgono di una dialettica fatta di simbolismi e strutture logiche che ci mettono continuamente a confronto con noi stessi.
Sappiamo che in noi coesistono, fra le tante, due identità di consapevolezza: l’essere Sé stesso (identità ipse) e l’essere Lo stesso (l’identità idem). Identità idem ed identità ipse si manifestano l’uno all’altro in determinati momenti della nostra vita, quando ciò che abbiamo sempre creduto di essere si confronta, a mani nude, con quello che siamo per davvero. Il sogno guarda a questa dialettica e se ne avvale per farci scoprire parti sconosciute di noi, o per darci un segnale di speranza con indicazioni di cambiamento e di presa di coscienza per come si è realmente. Un ruolo di non poco conto. Non a caso molti individui affermano di ricordare difficilmente i propri sogni. Sono perlopiù persone che non hanno un rapporto sincero con sé stessi, o che sono rimaste impressionate da sogni passati. Altri conducono una vita frenetica, in cui sono pochi i momenti di riflessione. O ancora, persone che svolgono ruoli sociali, in cui è di fondamentale importanza costruirsi un’immagine per far fronte agli stimoli ambientali: psicoterapeuti, dottori, politici, venditori, etc.

Le ragioni per le quali si sogna poco sono molteplici, anche di natura fisiologica e biochimica. In genere possiamo dire che il sognatore tenta di sfuggire ai messaggi reconditi del sogno, dato che non tutti sono preposti al momento di incontro fra le identità ipse e idem che portano, inizialmente, sbigottimento e timore.

Per quanto i sogni possano sembrare confusionari, un’attenta analisi del loro linguaggio e un’adeguata e personalizzata interpretazione dei suoi simboli, ci pongono di fronte a logiche tutt’altro che confuse. Quasi sempre i sogni utilizzano una struttura che si compone in tal modo: il problema, le sue cause, il modo col quale si vive il problema, suggerimento di come è veramente e di come potrà essere se viene seguito il suo consiglio o ignorato. Anche la psiche onirica ha un obiettivo principale, che è quello di condurci alla consapevolezza X. Per fare ciò, sosteneva Jung, il sogno applica una “strategia concentrica”. La consapevolezza X non può essere svelata inappropriatamente e in un sol colpo, esattamente come avviene nel rapporto terapeutico, anche il sogno ci prepara gradualmente, facendoci fare sogni il cui significato X viene dapprima mascherato, e poi sempre più chiarito con tutta la sua forza emotiva. Quei sogni che ci svegliano in piena notte e ci impressionano particolarmente sono con tutta probabilità sogni con il fattore X, o sogni che lo contengono, e una parte del nostro inconscio lo ha già assimilato e compreso.

Per far fronte a questo, il sogno utilizza la dialettica esistenziale “essere sé stesso-essere lo stesso” come strumento di paragone per dialogare con il sognatore e condurlo a vedersi per come è realmente. Comprendere la strategia comunicativa dell’inconscio è cosa ardua. Sui sogni, infatti intervengono più “attori” che se li contendono per gestire autonomamente la vita dell’individuo.
I simboli, nei sogni, subiscono più manipolazioni a seconda dell’area cerebrale, nella quale vengono elaborati in un dato momento, all’ora biologica del sonno, alla pressione della censura del Super-Io, e a seconda del significato emotivo del suo messaggio recondito. Prima di giungere all’aerea cerebrale visiva, il sogno viene elaborato in altre “stazioni”, dove la mente analizza il messaggio recondito, e nel caso in cui, questo dovesse avere un intollerabile impatto emotivo con relativo abbattimento delle difese, viene rielaborato e ri-simbolizzato. A ciò bisogna aggiungere anche le varie influenze delle tensioni diurne e l’uso di farmaci e sostanze stupefacenti, nonché naturali, che il corpo assimila nel suo sistema.

Di cosa si compongono le due identità Ipse e Idem? Di tutto, naturalmente. La stessa complessità si riscontra anche nei simboli onirici. Il passato, il presente ed il futuro (come sarà se…) vanno a comporsi nel sogno. Ad esempio, se sogno una figura femminile, è probabile che quella figura incarnerà aspetti passati e presenti dell’immagine femminile per me. Spesso si elaborano figure affettive presenti, che vengono paragonate a quelle dell’infanzia del sognatore. Luoghi e personaggi si confondono e si mischiano. Spesso nei sogni appaiono luoghi dell’infanzia che si mescolano con luoghi attuali del sognatore o luoghi fantastici e metafisici. Per quanto questa strategia possa sembrare insensata, in realtà ha il suo significato, che va compreso attenendosi alla individualità del sognatore e ai simboli e agli scenari collettivi.

Come è possibile smascherare i simboli delle identità ipse ed idem? Nell’interpretazione spesso l’identità idem è associata ad emozioni significative. Questi simboli (figure, luoghi ed oggetti) portano con sé un forte carico emotivo ed associazioni con figure dell’infanzia. Nel complesso sono quei simboli che si identificano con la sofferenza del sognatore.

Prendiamo ad esempio, il sogno di un adolescente che in prossimità di un incontro con una ragazza da lui stimata, si vede uscire dalla casa della madre per incontrarla. Abbandonato il nido materno, si accorge che sul cappello è istallato un dispositivo antifurto, che viene rimosso in un tabacchino. Subito dopo incontra la ragazza, che viene aggredita da tre individui riconducibili ad aspetti aggressivi della sua personalità, per un’associazione personale (nel sogno questi individui cantavano una canzone amata dal sognatore). Il sogno è più ampio e complesso, vorrei riassumerlo per far comprendere come l’uscita di casa dalla madre rappresenti il distacco dalla figura materna (emersa in altri sogni) che comporta il timore di liberarsi delle difese rappresentate dal dispositivo antifurto. La rimozione delle difese induce nella psiche dell’adolescente, il timore di esprimere parti di sé aggressive e pericolose per la ragazza stimata, nonché per sé stesso. Il dispositivo antifurto è un simbolo di identità idem, gli uomini aggressivi simbolizzano il “come sarà se…”.

Il momento di incontro fra identità idem ed ipse non viene sempre colto dal sognatore con emozioni angoscianti. In alcuni casi il momento d’incontro viene vissuto come una liberazione. Facciamo l’esempio di una giovane donna molto gelosa del proprio compagno impegnato all’estero per questioni di lavoro. Nel sogno la donna legge dei messaggi, che il fidanzato invia alla sua ex (causa di grande tormento per la sognatrice), nei quali spiegava il motivo del suo nuovo fidanzamento, ed esprimeva un grande desiderio di rivederla (la ex). Nel sogno si verificano situazioni, dopo le quali, la giovane donna riflette, dicendosi: “in realtà i messaggi non mi provocano un grande fastidio. E quando al suo arrivo gli chiedo spiegazioni, lui pare a disagio e dispiaciuto. Allora mi domando per quale motivo avrei dovuto troncare la relazione per il solo fatto di essere stata tradita? Non mi va di impersonare questo ruolo, in fondo lei è una ragazza bella ed interessante”. Al risveglio l’emozione predominante era una grande soddisfazione, cosa che ha generato confusione nella sognatrice. Cos’è avvenuto in questo dialogo?

L’obiettivo X del sogno era la relazione in sé. L’identità Idem (l’essere lo stesso) era raffigurata nel sogno in quelle caratteristiche che la sognatrice riconosce inevitabilmente in lei, come l’essere gelosa e inadeguata. La soddisfazione provata per essere stata tradita, l’ha spinta a contattarmi. Da una accurata analisi abbiamo potuto comprendere che la vera identità, quella Ipse (l’essere sé stesso), proiettava più a fondo la relazione portandola, da un lato a riconoscere nel suo rapporto amoroso le dinamiche di attaccamento vissute con i genitori, dall’altro ad associare a sé stessa quelle qualità che nel sogno riconosceva solo alla ex. Si comprende il motivo della soddisfazione della sognatrice. Decostruendo le censure della coscienza e invertendo le due figure femminili, si comprende la buona considerazione che la sognatrice ha di sé: “in fondo è lei (io sono) una ragazza bella e interessante”.

Sviluppare la dialettica esistenziale del sogno partendo da due esempi, per necessità, non ben documentabili, è estremamente riduttivo. Ciò che ci premeva maggiormente dimostrare con il primo articolo di questa rubrica, è che il sogno non è solo la realizzazione di un desiderio, bensì un dialogo più complesso, in cui il sognatore è in continuo rapporto con sé stesso e con altre “identità”, affinché giunga a nuove consapevolezze che, se accolte, porteranno rinnovamento o, al contrario, all’appiattimento della fantasia onirica.

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