LE RAGIONI DEI NO TAV

Le ragioni dei No TavIn un clima politico che sembra sempre più omologato in una posizione favorevole alla Tav, la Val di Susa torna prepotentemente di stretta attualità, vuoi per la “lettera dal carcere” dei nuovi brigatisti che plaudono al movimento no Tav (con le grida allo scandalo e tutto ciò che ne è seguito) vuoi per le posizioni intransigenti del ministro Alfano che ha ribadito che la Tav si farà ad ogni costo. La tensione insomma sembra salire di nuovo, quasi come se da parte del Governo si preparasse la “battaglia finale”.
Abbiamo intervistato Francesco Richetto per conoscere da vicino le posizioni di un movimento che sembra diventato il punto di riferimento per altre lotte, per altre posizioni non omologate.

Com’è la situazione adesso in merito all’avanzamento dei lavori e alle iniziative di contrasto svolte dai no tav?

Si è iniziato dopo oltre venti anni di lotte a scavare il primo tunnel geognostico a Chiomonte in alta valle di Susa. Siamo a 200 m di scavo su 8000 previsti. Ad oggi il termine lavori è per il 2017. Lo scavo servirà unicamente a stabilire la conformazione rocciosa del terreno. E’ posto di traverso al tunnel progettato per ospitare i binari e da lì non passerà mai alcun treno. In Francia sono stati fatti almeno tre scavi simili e oggi il governo Hollande con la commissione ministeriale d’indagine sulla progettualità economica ha deciso che questo progetto, la nuova linea ad alta velocità Torino Lione, non è prioritaria per la Francia. Il movimento no tav dal canto suo continua ad opporsi con molta determinazione ai lavori

Quali sono le principali ragioni ambientali, economiche e politiche del movimento no tav?

L’impatto ambientale è devastante, milioni di metri cubi di roccia da scavare, al suo posto ferro e cemento. La roccia da scavare è ricca di amianto e uranio. Dove i cantieri tav sono stati aperti le devastazioni ambientali sono state enormi, vedi il caso del Mugello e il più attuale caso del sotto-attraversamento di Firenze. Questo progetto costerà oltre 22 mld di euro di denaro pubblico, nessun privato è intenzionato a partecipare alla spesa se non una banca che presta i soldi con interessi da usura al ministero del tesoro. Una linea che collega Torino e Lione c’è già e i treni ad alta velocità transitano senza problemi. Il problema centrale però sono le merci e le persone da trasportare, in costante calo lungo i valichi alpini. Le ragioni politiche del movimento nascono dunque da questi ragionamenti, quelli che un onesto padre di famiglia farebbe nei confronti del bilancio di casa. Le ragioni dei governi su questo però non coincidono e ci troviamo a dover pagare scelte non giuste e distruttive per il nostro paese. Chi oggi ha distrutto l’economia italiana, lo stato sociale, i diritti e la ricchezza di una intera nazione propone come furto di denaro pubblico anche la Torino Lione, è giusto combattere politicamente questa scelta

Quali sono gli interessi dei fautori della Tav?

Costruire grandi opere con il denaro pubblico. Convincere i cittadini che servono e fargliele pagare anche cinque volte il loro valore. Fatto questo basta emettere una fattura di fine lavori e il gioco è fatto. Ecco come si prendono 22 mld di euro dei cittadini e li si mettono in mano privata.

Qua’è il rapporto con la comunità residente e come sta vivendo la gente del posto questi momenti di tensione anche a livello psicologico?

La situazione è molto dura. Chi vuole costruire l’opera, il governo, ha dislocato in valle molti militare e poliziotti. Ad oggi in valle di Susa, presso il cantiere tav di Chiomonte, vi sono uomini armati in un rapporto di 1 ogni 289 cittadini residenti contro gli 1 militari ogni 517 cittadini afgani della provincia di Herat, dove vi è una missione militare all’estero sostenuta dal medesimo governo. La tenuta è alta, il morale anche, lo dimostrano i fatti, le mobilitazioni continuano anche con la minaccia sempre presente di arresti e violenza

Come vivete questa posizione di luogo politico simbolico e che rischio c’è di perdere di vista gli obiettivi specifici della questione Tav o addirittura di essere strumentalizzati?

Siamo consapevoli delle strumentalizzazioni che sono tante e continue. Con tanta forza abbiamo superato fino ad oggi tutte le difficoltà che abbiamo incontrato lungo il cammino. Per farlo abbiamo dovuto comprendere ciò che combattiamo, un sistema di accumulazione di ricchezza, verso pochi, a danno di molti. Abbiamo compreso e deciso che non ci appartiene, viviamo diversamente e lottiamo diversamente con la forza della verità e delle ragioni che cerchiamo di spiegare.

A proposito di politica, a quanto pare in Parlamento c’è chi reclama a gran voce la tua “testa”. Dicono che tu sia il mandante di azioni violente. Cosa dici a riguardo?

Che non comprendono. Giudicano, urlano, pensano che pochi decidano sulla testa di molti, proprio come fanno loro con la vita degli italiani ogni giorno. Noi non siamo così, chi parla in pubblico, con molta umiltà prova a portare alta la voce di un popolo intero, che soffre, lotta, difende la propria terra e difende gli interessi e i risparmi dell’Italia, quello che dovrebbe fare la politica e invece non fa.

Come giudichi la dichiarazione degli esponenti delle nuove BR in carcere?

Non giudico. Vedo invece che molta informazione mainstream e molti politici cercano il caso anche in una sconosciuta lettera (anche per me fino al giorno in cui non è spuntata in TV e sui giornali) pur di infangare o mettere in difficoltà il movimento no tav. Se agli italiani facessero paura le persone bionde riuscirebbero a riempire i giornali di foto con no tav biondi.

Quali sono le vostre reazioni al tentativo di collegamento dei no tav con il terrorismo?

Il termine terrorismo non appartiene ai popoli o ai cittadini ma viene usato verso di essi per incutere paura, diffidenza, ostilità. Tutti parlano delle lotte usando questo termine, pochi cercano di spiegare perché le persone lottano. Molti dicono che i no tav sono terroristi, gli stessi che ne parlano non sanno magari neanche dove è situata la valle di Susa e di quale problema si parla. Siamo no tav e non siamo terroristi, la nostra è una lotta popolare fatta da migliaia di persone. Non volgiamo terrorizzare nessuno.

Spesso avete denunciato comportamenti illegali da parte delle istituzioni, com’è la situazione in merito?

Un bel nulla di fatto, se la cantano e se la suonano, indagine aperta, subito dopo archiviata.

Come sono i rapporti con i media e come giudichi l’informazione data da questi sulla situazione Tav?

Le persone in valle di Susa diffidano dei media, si sentono usate. L’informazione è oggi una merce da vendere come ogni altra cosa. Posso vendere un quadro falso come una notizia falsa, l’importante come dicevo è vendere. Giustamente il movimento no tav molto spesso si sente usato, attraverso la sua immagine i TG o i giornali vendono copie, Se il telespettatore preferisce il no tav brutto lo si descrive così e nel medesimo modo se lo vuole bello.

Quali sono le iniziative che proporrete prossimamente?

Ancora tanta resistenza no tav. Convegni, assemblee, marce popolari, azioni contro il cantiere. Tutto molto in divenire in un autunno che sembra rivelarsi interessante.

Qual è la situazione dei movimenti no tav di oltre confine?

Non avendo cantieri aperti i no tav oltre confine fanno pressione politica sul governo francese affinché si renda conto dell’inutilità dell’opera. Sta avvenendo infatti questo e i primi risultati arrivano. L’informazione ai cittadini interessati prosegue e con calma e tranquillità anche li  si cresce.

Secondo le indagini della Procura di Torino, della battaglia No Tav rischiano di impadronirsi gruppi estremisti. In particolare, con strategie diverse e in antitesi tra loro, l’area anarchica, più “spontanea” e individualista, e l’area dei movimenti autonomi, con progetti di più vasta portata. La recente escalation di attentati sarebbe da ricollegare proprio a una sorta di lotta per l’egemonia tra le due ali estremiste. In ogni caso, se prende piede questa radicalizzazione violenta, il movimento di protesta pacifico potrebbe essere estromesso dalla guida della protesta. Esiste questo rischio paventato dalla Procura? E, in caso positivo, cosa si pensa di fare per scongiurarlo?

La procura di Torino non è un soggetto super partes, basti pensare all’accanimento incredibile che oggi ha nei confronti addirittura di uomini di cultura come Vattimo o Erri De Luca, andando ai resuscitare i reati falso ideologico o di opinione. La domanda non rispecchia secondo me la situazione che viviamo sul territorio dove migliaia di persone lottano e resistono. Se poi la procura, per portare a casa un po’ di risultati, cerca tra chi resiste e evidenzia solo i no tav, che magari si impegnano anche in altre lotte,  e fa credere all’opinione pubblica che questi sono i nemici delle persone, be’, mi sembra un ragionamento un po’ monco ed infantile.

Il messaggio delle BR vuole inserirsi in questo contesto per dare un volto diverso alla protesta condotta in questi anni? Ovvero: la protesta no tav come pretesto per perseguire altri fini.

Come dicevo prima mi ripeto, qui si vuole cercare il “caso clamoroso” con l’unico interesse di infastidire o mettere in cattiva luce il movimento

C’è chi dice che gli attentati ai cantieri non sarebbero opera di movimenti antagonisti radicali ma avrebbero altre radici, non esclusa la penetrazione e gli interessi di organizzazioni malavitose collegate alla criminalità organizzata, da tempo presenti in Val di Susa o, più semplicemente, potrebbero essere l’azione di elementi che hanno interesse a screditare il movimento no tav. Qual è il vostro parere?

Si dicono tante cose, non si dice però che in quei cantieri è in atto una truffa, un furto ai danni dei cittadini per l’ammontare di ben 22 mld di euro. Non si dice che quelle macchine ad esempio servono per distruggere un territorio e non per costruire ricchezza.

Ci sono stati attentati anche contro esponenti no tav pacifisti? Si parla di auto bruciate, danneggiamenti, minacce. Se il fenomeno è vero e diffuso, qual è la matrice di questi avvertimenti? E come mai questo aspetto è così poco conosciuto?

La matrice o meglio i mandanti sono le persone che da quei cantieri traggono profitto. Non se ne parla perché molto spesso giornali e TV non ritengono “interessante” questo argomento. Molto meglio costruire mostri (no tav) e dipingere eroi (devastatori e poliziotti).

C’è nel movimento no tav una strategia per isolare la violenza e confermare al movimento l’immagine di simbolo dell’antagonismo pacifico che lo ha reso famoso e “guida” per proteste analoghe in tutto il paese?

La domanda è mal posta. Il movimento no tav si è sempre dato da solo il percorso e i metodi di lotta, Lo fa insieme a tutti e ha come obiettivo lo stop a questo progetto inutile e devastante. Sarebbe un po’ come chiedere a Gandhi se ha lottato per essere il simbolo della lotta non violenta o per liberare se stesso e il suo popolo dal dominio coloniale inglese. Comunque ad oggi la violenza parte dal cantiere e moltissimi sono i no tav feriti anche in modo grave. Avete mai visto la foto di un poliziotto o di un operaio ferito? E vi dirò di più: Gandhi per liberarsi bruciò con azioni di sabotaggio migliaia di ettari di campi di cotone inglese. Il movimento prova a fare cose simili verso il cantiere. E ancora, la violenza cos’è? Migliaia di candelotti di gas lacrimogeno lanciati in faccia ai manifestanti con dei lanciagranate che sparano a 40 metri e ad una velocità di oltre 250 km/h non è violenza?

Ora ci sono in Parlamento numerosi esponenti No Tav, soprattutto nel movimento 5 Stelle e in SEL. Come sfruttare questa nuova “carta”? Stanno facendo abbastanza, in sede parlamentare e fuori, i deputati e i senatori in linea con il movimento no tav?

Ogni no tav fa ciò che riesce nella propria vita e nel proprio lavoro. Non penso sia facile oggi questo tipo di intervento e magari i frutti non li vedremo neanche a breve.

Non è il caso di stabilire un collegamento più stretto con i no tav francesi? Servirebbe anche a chiarire meglio qual è oggi la situazione Oltralpe sia sul fronte dell’opposizione dal basso al progetto, sia sull’atteggiamento del governo .di Parigi rispetto a quello italiano. Ad esempio: l’idea corrente è che la Francia abbia deciso tutto, che sia anzi già all’opera e aspetti solo che l’Italia faccia la sua parte. E’ proprio così? Potrebbe essere proprio questo, ad esempio, uno dei temi di cui investire i deputati no tav?

Sicuramente è un aspetto che andrà valorizzato e perché no, magari proprio anche sfruttando le possibilità dei parlamentari si potrà migliorare. Ciò che passa attraverso l’informazione è sempre molto filtrato, la verità è che quest’opera nasce e cresce negli ambienti della “sinistra” istituzionale italiana, prima nelle segreterie del PC poi PDS poi DS poi PD. In Francia l’opera non è considerata prioritaria e ad oggi non si prevede l’apertura di cantieri.

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