THANATOS E L’INDIFFERENZA

Nei tempi bui è più facile avvertire l’istinto di morte, il thanatos freudiano, che apre varchi sempre più ampi nell’animo umano. Siamo fatti per fare delle cose e non per altro, camminare e non navigare sul web, abbracciare gli amici e non stringere amicizie sui social network, condividere un’emozione e non un video su Youtube. Tutto l’altro ci ammala. Quello che ci rende ammalati non è ovviamente Internet e i suoi luoghi virtuali, questo è solo uno dei tanti sintomi della tragica condizione dell’esistenza umana. Ci rende ammalati l’idea di salvarci da soli, di appropriarci del mondo escludendo gli altri.

La malattia più grave non è la violenza, ma l’indifferenza. Il percepire il mondo come una costola del nostro ego è il residuo marcio della fallita attenzione alla vita degli altri. La nostra singola esistenza non vale assolutamente nulla. Non vale niente biologicamente e psichicamente. Per esistere l’io necessita dell’altro, da esso si nutre e crea un’idea sana del sé. Senza questo l’io diventa uno zombie, uno pseudo umano destinato alla morte, psicologica e fisica.

Le epoche tetre che abbiamo attraversato sono state il risultato di epidemie psichiche, dove la naturale e necessaria partecipazione alle vite altrui si è persa in grumi di egoismo, di negazione dell’altro come simile e partecipe dello stesso destino condiviso. Quando ci si ammala d’indiferenza ecco l’istinto di morte che si affaccia come estrema difesa contro la disumanizzazione, un tragico portatore di tragedia per ricominciare da capo, annientando il presente ormai troppo danneggiato. Quindi thanatos diventa non più un’istinto contrapposto ad eros, ma il guardiano di questo, il suo ultimo drammatico baluardo.

Le violenze di questo periodo, il continuo criminale genocidio palestinese, le guerre sostenute ed esportate dall’occidente dell’egemonia anglosassone, le derive nazifasciste dell’est Europa, le stragi di migranti, fino alle piccole miserie nostrane dell’attacco da parte dell’ennesimo piazzista alle basi democratiche delle istituzioni e della Costituzione, dilaniano il tempo e la storia, scorrendo nelle coscienze senza far rumore.

Tutto questo orrore è incluso in una logica, il delirio di onnipotenza dei ricchi, dei detentori del potere del danaro, che sempre più ammalati di avidità, della sindrome di accaparramento cronico e compulsivo, cercano spazi di sfruttamento nei residui del mondo non ancora spolpato, creando conflitti, guerre, destabilizzazioni economiche, politiche e sociali.

Si, non la violenza lascia spazio a thanatos, in fondo questa è parte della condizione umana, sia pur spregevole e meschina, ma è l’indifferenza alla violenza e al dolore che ci rende disumani, chiamando l’istinto di morte al suo dovere. Le più atroci violenze non hanno nulla di più drammatico dell’indifferenza abbandonata alle loro spalle.

Per questo se non finiremo di bombe, di miseria, guerre o stragi, esaleremo l’ultimo respiro di cannibalismo. Mangeremo l’altro non più simile ma estraneo, estremo tentativo di condivisione. Il capitalismo e l’idea di possedere ricchezza derubando le vite degli altri è l’origine del male del nostro tempo. In nome di questa follia, di questo estremo e definitivo crimine contro l’umanità si sta consumando la nostra storia, una delle tante avute a disposizione dalla specie umana. Forse l’ultima.

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