DESTINI MIGRANTI

Destini migrantiLe funzioni di adattamento e di cambiamento fanno parte del corredo individuale e sociale della nostra struttura psichica. Per quanto riguarda l’aspetto sociale, nella storia dell’evoluzione umana l’adattamento a diverse condizioni ambientali, quali clima, morfologia del territorio e condizioni socioculturali, ha permesso lo sviluppo della presenza dell’uomo anche in situazioni critiche e disagiate. Il cambiamento è la funzione che permette di modificare gli stili di adattamento quando questi non sono più opportuni alla soddisfazione dei necessari bisogni o addirittura minacciano la sopravvivenza.

Adattamento e cambiamento sono coordinati dal principio di realtà, quella capacità di leggere correttamente i dati del reale per trovare strategie utili ad un corretto sviluppo della nostra vita sul pianeta. Queste funzioni sono anche condizionate da un altro meccanismo psicosociale che è quello del gregarismo, cioè l’inclinazione a seguire le indicazioni proposte dai rappresentanti del potere. Questo vuol dire che quando c’è da cambiare, perché senza un necessario cambiamento c’è il rischio di mettere in pericolo la sopravvivenza sociale e fisica, si può avere un forzato adattamento, non opportuno, causato dalla presenza di un potere ipertrofico che stimola la sottomissione e che impedisce la lettura critica della realtà.

Date queste premesse è chiaro come una società più o meno sana riesce a superare le fasi critiche, inevitabili in qualsiasi processo di sviluppo, solo se, adattamento, cambiamento, capacità di leggere correttamente la realtà e situazione di potere, sono coerenti con le rispettive funzioni psichiche di riferimento. Un potere ipertrofico, cioè che sovrasta la naturale capacità di gestione dei rapporti di potere all’interno del gruppo sociale, come una dittatura, politica o economica, stimola un iper-adattamento con conseguenti fenomeni di conservatorismo esasperato, sottomissione acritica e di conformismo.

Nella lettura storica e politica delle varie ere della socialità umana si è spesso mal compreso il ruolo delle funzioni psichiche sociali dell’uomo in riferimento ai vari periodi di estrema criticità, come genocidi, guerre, distruzioni sociali e ambientali. Il corretto funzionamento dei ruoli di potere, quando questi sono opportuni per stimolare necessario cambiamento o adattamento funzionale alla salute sociale, come per esempio la presenza di leader autorevoli, riconosciuti tali per capacità di assumersi il ruolo di guida per il benessere comune e non per fenomeni di narcisismo autoritario o di avidità materiale, e soprattutto la possibilità di interagire con un gruppo ristretto di gregari come avviene nel tribalismo, è fondamentale per stimolare correttamente le necessità sociali di modificare o adattare gli schemi comportamentali.

In tal senso sono stati fatti degli errori nel considerare la democrazia, intesa nella cultura occidentale come la possibilità di poter esprimere il parere individuale nella scelta dei rappresentanti del potere e di poterne commentare l’operato, come definitivo baluardo verso la minaccia del potere violento e dittatoriale. Poter scegliere il proprio aguzzino liberamente non cambia la violenza subita. Quindi la democrazia, anche se per le condizioni attuali è più corretto parlare di postdemocrazia, non è sufficiente per impedire situazioni sociali disfunzionali ma è necessaria la presenza di un’equa distribuzione delle risorse economiche e di potere perché ci si possa sentir liberi di leggere correttamente la realtà e di intervenire in maniera funzionale nelle crisi.

Quello che accade oggi nel sistema culturale occidentale è la presenza di un forzato adattamento a condizioni disfunzionali di carattere sociale, economico e culturale. Il potere ipertrofico dei potentati economici generati dal capitalismo pone l’egemonia della cultura anglosassone come strumento di sottomissione per impedire qualsiasi ipotesi di cambiamento. La violenza “democratica” del potere economico oggi si evidenzia nell’incapacità da parte dei suoi sudditi di comprendere le reali motivazioni che causano le grandi discriminazioni di risorse, le cosiddette crisi economiche, e si esprime nell’impoverimento individuale, sociale e ambientale, a favore di pochi accaparratori sempre più avidi.

Strumento di quest’azione di rapina e di distruzione socioambientale è non più, come accadeva un tempo, la guerra e le violenze sociali direttamente agite dal potere, ma diventa l’egemonizzazione culturale su base anglosassone che crea ed esporta valori di competizione esasperata e di aggressività. L’adesione alla cultura americana, civiltà che esprime da sempre violenza, sopraffazione, competizione, mito della ricchezza e dello sfruttamento, e controllo dittatoriale della riservatezza, come hanno ben mostrato le vicende di Snowden e Wikileaks, ha portato alla destrutturazione culturale dei popoli europei e progressivamente del resto del mondo.

Per comprendere la raccapricciante deriva socioculturale europea, con le ignobili vicende dei migranti abbandonati al loro destino, un destino di popoli alla deriva tragicamente generato dalle condotte criminali dell’occidente che per depredarne le risorse ha scatenato guerre e crisi politiche ed economiche, della violenza nazista annunciata contro i rom, occorre leggere con attenzione le condizioni miserabili a cui è giunta la nostra società. La manipolazione pubblicitaria crea masse di idioti spinti al consumo compulsivo, che fin da bambini sono indotti al valore mercificato, aggressivo e competitivo, dell’etica e delle condotte sociali.

La pubblicità invade la vita della gente attraverso canali comunicativi gestiti dallo Stato, come per la Rai, un servizio “pubblico” al quale siamo obbligati a pagare un canone per poi essere da questo invasi da messaggi promozionali che figurano un preciso modello economico, quello che genera i disastri del capitalismo consumistico, a cui vengono indotti i fruitori. La collettività che si automanipola è il paradosso più sconcertante del modello comunicazionale del nostro sistema culturale.

Dietro la pubblicità c’è ovviamente l’interesse del sistema economico globale, quello che oggi definisce le scelte politiche e culturali dei popoli i cui rappresentanti politici, compresi quelli della finta sinistra che ormai scimiottano senza dignità i pari rango anglosassoni, rendendo, lessicamente e semanticamente, la nostra cultura una suburra di quella americana, sono solo patetici sguatteri al suo servizio. La manipolazione mediatica sottomette, nella grande guerra per il controllo delle risorse scatenata dai grandi poteri economici, masse mosse all’idolatria del danaro e all’egocentrimo, sempre più inconsapevoli della perdita del proprio destino.

Destino un tempo carico di valori solidali e collaborativi, ora aizzato contro lo straniero sacrificale, ombra persecutoria delle nostre colpe, da schifezze umane di capipolo fascisti e razzisti sempre più dominanti mediaticamente. Un destino che sta smarrendo le sue coordinate evolutive per spingersi nel buio tragico dell’indifferenza e della disumanizzazione, progressiva ecatombe di una civiltà ormai irrecuperabile.

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