IL GRANDE BLUFF

Il grande bluffLa pseudostoria, il racconto dei fatti nel tempo dell’informazione controllata dall’editore unico globale, la pubblicità, riporta false realtà dalle quali si realizzano le rappresentazioni del mondo dei sudditi della dittatura neoliberista che domina il sistema politico dell’occidente. Così ci s’immagina di assistere ad un fondamentale dibattito democratico tra i contendenti per la postazione di comando degli Stati Uniti, la peggiore forma di civiltà mai realizzata dall’uomo, tra il buzzurro e la dama triste, mentre la democrazia si è interrotta in una postdemocrazia, dove il potere si trasferisce dalla società alle oligarchie economiche, e i giochi di potere reale sono già fatti da tempo. Nulla, se non superficiali ritocchi enfatizzati come nella pubblicità di un qualsiasi prodotto commerciale qual’è diventata la politica istituzionale, deve realmente cambiare negli interessi dei padroni dell’economia. Il sistema del potere economico capitalista non consente alcuna sostanziale modica degli schemi di sfruttamento economico e accumulo di ricchezze correnti.

Lo spettacolo mediatico della politica nei paesi occidentali è appunto mera rappresentazione scenografica, fruita da milioni di telebeti convinti, nel posteggiarsi davanti allo schermo, di fare atto  civile per decidere sulle sorti del mondo e in realtà utilizzati per la somministrazione della solita massiccia dose di putridume pubblicitario. Spettacolo dove il patto tra il vero potere delle oligarchie finanziarie e i burattini della farsa politica postdemocratica prevede la possibilità per le marionette di dar libero sfogo al narcisismo e sete di residui di potere, prodotti compensatori del nulla significante delle squallide personalità reali, in cambio della rinuncia ad interferire con gli interessi del potere economico globale. Il bamboccio messo sul trono di cartone s’impegna a seguire le indicazioni per la modifica degli ultimi ostacoli per il totale controllo delle risorse economiche da parte dei veri padroni del potere, vedi l’abrogazione dell’articolo 18 e il referendum per le modifiche costituzionali in Italia, pena la delegittimazione sociale tramite la rivelazione pubblica di imbarazzanti dati personali e la conseguente defenestrazione dalla scena mediatica.

Il racconto pseudostorico della realtà creato dalle agenzie informative sottoposte al dominio pubblicitario, cioè il 99% dell’informazione che ci raggiunge, propone, a dispetto della vastità del numero di dati informativi a cui si può accedere per un’apparente realizzazione di una compiuta libertà d’informazione, un unico valore etico, quello indotto dalla manipolazione psicosociale del messaggio pubblicitario. Se pure esistesse un dato informativo fondamentale ed assoluto per la conoscenza umana, qualora questo venisse veicolato insieme alla pubblicità sarebbe quest’ultima, per la forza manipolatoria con cui è costruita, a prevalere come valore comunicativo prioritario in grado di modificare concretamente l’immagine della realtà e i comportamenti. In un’immaginaria intervista con dio concessa ad uno dei paladini della libera informazione che si vanta della forza d’attrazione della sua trasmissione per gli inserzionisti come, oltre a fonte di arricchimento personale, validità della proposta mediatica, il messaggio che passerebbe con prepotenza, a dispetto dell’eccezionale possibilità informativa, sarebbe il piacere, immaginario e maggiormente salvifico della parola divina, di possedere una nuova poltrona fatta da un artigiano della qualità

La forza manipolatoria del messaggio pubblicitario, che è il reale contenuto di ogni proposta informativa e di racconto storico della realtà, unico strumento capace di modificare cognitivamente e comportamentalmente il contesto sociale, si avvale, oltre che di psicologi, per i quali chiedo ufficialmente al mio ordine professionale d’appartenenza l’immediata radiazione per ovvia incompatibilità etica, anche di squallidi individui quali sono l’ormai vasta pletora di personaggi pubblici, attori, musicisti, sportivi, che in preda alla stomachevole peste dell’avidità si vendono senza più dignità e pudore alle agenzie di marketing. Queste miserie umane, che sfruttando la loro popolarità si prostituiscono a caro prezzo per le campagne di manipolazione delle masse, meritano solo disprezzo e boicottaggio. Bisogna imparare a difendersi dalla pubblicità, sempre più aggressiva e invadente, limitandone drasticamente l’esposizione soprattutto dei bambini. Occorre attuare un cambiamento culturale che individui nella pubblicità il principale nemico della libertà e della democrazia, opponendosi con decisione alla sua diffusione, evitando di utilizzare i media che ne fanno uso e pretendere il diritto a non esserne invasi senza consenso, dalla cassetta delle lettere ai luoghi virtuali di comunicazione e socializzazione.

L’unica proposta etica della postdemocrazia generata dalla manipolazione delle coscienze è quella dell’accumulo individuale di risorse, arricchirsi è l’unico scopo anche se ovviamente è sempre a scapito di altri, e per un consumismo compulsivo quale unico significante dell’esistenza umana. Il risultato di questo modello culturale è l’impoverimento delle risorse ambientali e umane, una crisi di sperequazione che genera disperazioni economiche ormai a carattere globale. Questo genera la creazione di un sistema sociale che ci sta portando ad una fase storica che per analogia ricorda il periodo della rivoluzione francese, quando il conflitto, ormai incontenibile per il divario di risorse tra il popolo immiserito e l’aristocrazia sempre più avida, scatenò la vendetta atroce delle affilate lame delle ghigliottine.

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