OBBLIGO DI MENSA PER LEGGE (CON COPIA E INCOLLA)

Obbligo di mensaUn disegno di legge per rendere obbligatoria la mensa scolastica. La sentenza della Corte di Appello di Torino che nell’agosto dello scorso anno ha stabilito il diritto alle famiglie di far portare ai propri figli il pasto da casa non è andata giù a parecchi. Soprattutto alle società di ristorazione. Erano state 58 famiglie a ricorrere in Corte d’Appello contro il divieto opposto da Scuola e Comune che l’avevano avuta vinta in prima battuta al Tribunale. Quelle famiglie hanno vinto il ricorso e successivamente il Tribunale di Torino ha precisato con una ordinanza che quella sentenza era valida per tutti, non solo per chi aveva fatto ricorso. La Corte d’Appello non ha fatto che ribadire quello che è un diritto costituzionalmente garantito: il diritto all’istruzione. Mentre la mensa scolastica è un servizio a domanda individuale non obbligatorio. Non si può subordinare quel diritto ad un servizio a pagamento. Da quella sentenza in poi sono state diverse le famiglie che hanno adottato il pasto da casa. Da Torino, a Milano, a Foggia. A Torino lo scorso anno scolastico le famiglie che avevano scelto di non avvalersi della mensa scolastica erano 6mila. Una statistica vera e propria per tutta Italia non è ancora stata stilata ma il numero dei bambini che rinunciano alla mensa è in crescita. I motivi di questa scelta sono soprattutto economici ma riguardano anche qualità del cibo somministrato a scuola dalle ditte di ristorazione. Le famiglie sono sempre più povere e c’è chi non può permettersi di pagare la mensa, soprattutto le famiglie monoreddito che hanno più di un figlio.  Ma al di là di tutto, non ci dovrebbe essere libertà di scelta da parte delle famiglie, a prescindere da costi e qualità delle mense scolastiche?  La stessa nota del Miur 348 del 3 marzo 2016 sembra ribadire tale diritto: si al pasto da casa anche se con le dovute precauzioni. Ora con un disegno di legge si vorrebbe dare un colpo di spugna alla sentenza della Corte d’Appello di Torino. Il DDL  2037  è stato presentato due anni fa, ma gli emendamenti scritti successivamente sono proprio ispirati a “superare”,  in un colpo solo,  la sentenza e i principi che essa ha ribadito. Già nelle premesse si capisce che la legge è ispirata dalla lobby della ristorazione collettiva. Una lobby particolarmente importante.  Si calcola che solo per le scuole il fatturato annuo complessivo superi il miliardo e trecentomila euro. “Appare di tutta evidenza – è scritto nelle premesse – come la ristorazione collettiva, proprio per la dimensione dei pasti prodotta, possa essere uno straordinario veicolo per incidere positivamente sulle scelte e sulle tendenze alimentari dei cittadini e dunque un servizio con una forte valenza pubblica”.  E poi “Il settore della ristorazione si trova schiacciato da un lato dalla riduzione costante di risorse pubbliche ritardi dei pagamenti della pubblica amministrazione, nonché crescente ricorso a gare al massimo ribasso e dall’altro dall’aumentata esigenza di rispondere a funzioni di carattere nutrizionale sempre più stringenti, mediante l’utilizzo di prodotti di alta qualità adeguati agli standard di una sana alimentazione”. Sono parole che sembra siano state scritte dalle aziende che si occupano di ristorazione collettiva. E si scopre che è proprio così.   Infatti gran parte delle frasi della premessa del DDL dove sono descritti i principi ispiratori della legge (comprese quelle sopra riportate) sono prese di sana pianta da un discorso pronunciato da Carlo Scarsciotti, portavoce di Oricon, un osservatorio sulla ristorazione che riunisce sette colossi del ramo: Camst, Cir, Compass Group, Elior, Gemeaz Elior, Pellegrini e Sodexo.

Scarsciotti, che è anche presidente di Angem, l’Associazione nazionale delle aziende di ristorazione collettiva e servizi vari, ha pronunciato il discorso in questione il 12  giugno 2015, meno di due mesi prima della presentazione del disegno di legge. Si trattava di un convegno svoltosi ad Acireale il cui titolo era “Dai risultati alle nuove prospettive di Okkio alla Ristorazione”.
Si legge ancora dal discorso di Scarsciotti: “la centralità della nutrizione e delle patologie ad essa connessa, impone di confrontarsi su un concetto più avanzato di Ristorazione Collettiva. Non deve infatti essere intesa (variante nel testo della legge “non solo intesa”) solo come il «somministrare in modo igienicamente corretto un numero elevato di pasti» quanto piuttosto come importante veicolo soprattutto nella scuola, educativo relazionale attraverso la preparazione (nella legge “l’educazione”) al gusto e l’insegnamento (nella legge “una maggiore conoscenza”) delle origini, della stagionalità delle produzioni………
E ancora : “Mi preme (legge: “occorre, inoltre” ) sottolineare come la ristorazione collettiva è  (nella legge corretto con “sia” ) parte integrante della filiera agro – alimentare e attraverso l’attività qualificata di reperimento di materia prima certificata , di preparazione, conservazione, distribuzione e somministrazione di pasti può  (legge: “possa”) contribuire anche ad una valorizzazione …  “  eccetera eccetera….
Un copia incolla che oltre ad essere imbarazzante sembrerebbe proprio indicare quale sia l’obiettivo vero della legge, un obiettivo che appare ben lontano dall’interesse pubblico, dai bisogni delle famiglie.

Per approfondire:

il testo della legge :  http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/00955306.pdf

il discorso di Scarsciotti http://oricon.it/wp-content/uploads/2015/06/Intervento-Scarsciotti-Convegno-OKkio-alla-Ristorazione-Acireale-12-giugno1.pdf

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